Salvini contrario a rivedere Dublino. Tanto per peggiorare le cose

Focus

Il governo dice no alla riforma, ma va contro gli stessi interessi dell’Italia. Il Pd: “Un autogol clamoroso”

La campagna elettorale sui migranti di Matteo Salvini non si ferma. Nemmeno ora che è ministro dell’Interno e dovrebbe, invece, cominciare a guardare la realtà dei fatti evitando promesse impossibili. E a dirglielo è proprio uno che proviene dal suo stesso partito e che ha guidato per ben due volte il Viminale, Roberto Maroni: “Da ministro dell’Interno non può mettersi a fare proclami”.

Ma oltre alle dichiarazioni shock come “la pacchia è finita” riferito ai migranti e quelle al limite dell’incidente diplomatico sulla Tunisia, Paese che secondo il leghista “spesso e volentieri esporta galeotti”, Salvini preoccupa anche per le sue posizioni sulla riforma del trattato di Dublino sul tavolo del vertice dei ministri dell’Interno europei sull’immigrazione che si terrà domani a Lussemburgo. Lui non ci sarà, in Senato si vota la fiducia all’esecutivo, ma annuncia che il governo dirà di no.

Un annuncio che non solo va contro la posizione della Commissione europea che punta, come ha dichiarato la portavoce Margaritis Schinas, ad arrivare alla riforma del regolamento attraverso “un accordo unanime”, ma contro la stessa Italia per cui sarebbe fondamentale la riforma del trattato europeo. Come ha dichiarato la stessa portavoce della Commissione Ue: la revisione di Dublino “è un’opportunità di mostrare la solidarietà dei 27 e di non lasciare i Paesi in prima linea, in particolare Grecia, Italia, Malta e Spagna, assumersi un peso di responsabilità sproporzionato”.

Salvini, però, non sembra guardare agli interessi dell’Italia ma a quelli del gruppo di Visegrad. Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia, infatti, hanno fatto sapere di voler bocciare la proposta di riforma: non è una sorpresa, i quattro Paesi si sono sempre detti contrari alle quote obbligatorie di migranti per ogni Stato membro. Per l’Italia sarebbe un problema serio, ma Salvini, pur di appoggiare Orban e gli altri sovranisti, va contro gli interessi del Paese che rischia di trovarsi sempre più isolato nella gestione dei migranti.

Così la pensa il Pd, favorevole a rivedere il trattato sulla base delle modifiche approvate dal Parlamento Ue. Dire no “è un autogol clamoroso – dichiarano i senatori dem Nadia Ginetti e Gianni Pittella – perché sono proprio le norme di Dublino che hanno sottoposto l’Italia da sola a tutto il peso dei richiedenti asilo. Al contrario bisogna superare il criterio della competenza del Paese di primo ingresso, per chiedere maggior responsabilità e solidarietà dei Paesi membri per arrivare ad una vera politica europea del diritto di asilo, rafforzando anche le competenze e il ruolo dell’Agenzia Frontex”.

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