Salvini a Roma con la destra degli scandali e dell’illegalità

Focus

In quella stagione della destra al potere in Italia e a Roma, la Capitale perse quindi sostanziali poteri e risorse ed ottenne degli inutili orpelli

Salvini lancia l’assedio al Campidoglio e a Virginia Raggi.

Si è accorto che le cose a Roma non vanno e con la consueta miscela di parole e di slogan cerca di aprirsi uno spazio nella Capitale.

Salvini vuol far tornare la destra al governo di Roma, dopo che per cinque anni (dal 2008 al 2013) essa ha portato la città al collasso, generando debiti, aprendo le porte all’illegalità, creando in clima di insicurezza e di divisione tra le forze sociali.

A Salvini ed ai cittadini romani vogliamo ricordare alcune cose.

La Lega è sempre stata un nemico di Roma, ha sempre operato per indebolire la Capitale d’Italia e quindi per indebolire il Paese e far avanzare un progetto di contrapposizione territoriale tra Nord e Sud finalizzato a dividere la Nazione.

Altro che sovranismo!

C’è, infatti, sostanziale continuità tra la parola d’ordine della vecchia Lega Nord di Umberto Bossi (Roma Ladrona) ed il progetto di regionalismo differenziato sostenuto dalla Lega per Salvini premier (lo Spacca Italia) che dice di voler “lasciare al Nord la ricchezza del Nord” ma che finirebbe per indebolire anche il Nord e rovinare i ceti produttivi di quei territori chiudendoli in una piccola area regionale senza alcuna forza competitiva e politica nel mondo di oggi dominato dai grandi Stati continentali.

Nel 2009 l’Italia aveva un Governo di destra (Berlusconi- Bossi) e Roma aveva una Giunta di destra (Alemanno).

Il governo aveva da poco deciso, nella legge di bilancio di allora, l’abolizione dell’ICI (per il momento senza rimborsi agli enti locali) che comportò un mancato introito del Comune di Roma di 500 milioni di euro per gli investimenti.

In questa situazione era impossibile gestire la città ed allora fu costruita la mistificazione del debito pregresso per trovare un alibi ad una Giunta rivelatasi peraltro da subito inadeguata.

Si disse che Roma aveva un debito di 21 miliardi e fu deciso di costituire una struttura commissariale controllata dal Governo alla quale fu trasferito l’intero debito pregresso, finanziato con una manovra contabile e puramente matematica che ha determinato da allora il collasso dell’economia romana e il crollo dei servizi a causa di una pressione fiscale insostenibile.

Infatti, per reperire le risorse necessarie per sanare il debito pregresso, si decise di fissare in 300 milioni di euro all’anno l’erogazione da parte del MEF a favore della struttura commissariale (tasse degli italiani) e di fissare un aliquota aggiuntiva per l’Irpef ed altre tasse aeroportuali, a carico dei romani, per ulteriori 200 milioni di euro all’anno.

Tutto questo fino al 2048.

Cinquecento milioni di euro all’anno solo per pagare un debito mal calcolato, cancellando gli investimenti per opere e servizi fino alla metà del secolo; nessuna città potrebbe sopravvivere a questo flagello senza esplodere.

Ed infatti Roma sta esplodendo.

La massa debitoria fu calcolata in modo assurdo e rozzamente matematico, inserendovi anche i debiti legati ai mutui accesi per la realizzazione delle opere pubbliche (infrastrutture, metropolitane) ed i cosiddetti debiti fuori bilancio provenienti da vecchi contenziosi urbanistici che tutti i Comuni hanno sempre avuto e sempre avranno.

La cifra dei 21 miliardi era gonfiata, lo dichiarò in seguito anche la stessa Corte dei Conti e lo ammise a mezza bocca lo stesso Commissario governativo per primo nominato e del resto basta andare alle statistiche del 2009 per vedere che Roma, in quel momento, aveva un indebitamento pro-capite più basso delle altre maggiori città italiane oltre ad avere uno storico trasferimento di risorse nazionali più contenuto delle altre maggiori città italiane.

La reale entità della massa debitoria non superava in realtà i 10-11 miliardi, una cifra non dissimile, se calcolata per misura pro capite a quella media dei comuni italiani.

Questo accordo tra la Lega e la destra romana, che andò sotto il nome di “patto della pajata”, consistette quindi in uno scambio tra partiti sulle spalle dei cittadini romani.

La destra di Alemanno ottenne il non trascurabile regalo di pulire il bilancio di ogni peso del passato e di scaricare in una “bad–company” finanziata dai cittadini un debito pregresso mal calcolato e, sul piano istituzionale, ottenne il “pennacchio” del cambio di denominazione del titolo del Comune di Roma che divenne “Roma Capitale” grazie ad una norma ad hoc inserita in Costituzione.

Questo “pennacchio” fu un po’ come la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’Impero nella primavera del 1936 perché portò solo un inutile fregio e tanti problemi.

Infatti, aldilà del nome, Roma non ottenne alcun potere reale in più, alcuna opportunità in più, solo una nuova carta intestata.

La Lega, da parte sua, ottenne la ben più sostanziale cancellazione della Legge per Roma capitale (396/90), che aveva consentito nei dieci anni precedenti di riconoscere alla Capitale, per le sue funzioni ed i suoi oneri straordinari, circa 100 milioni di euro all’anno di risorse aggiuntive finalizzate a ben precisi programmi di investimento, infrastrutturazione, e modernizzazione.

In quella stagione della destra al potere in Italia e a Roma, la Capitale perse quindi sostanziali poteri e risorse ed ottenne degli inutili orpelli.

Oggi tutti riconoscono che esiste un problema di poteri e risorse, proprio perché vi fu questa spoliazione.

L’obbiettivo della Lega (e anche di Berlusconi) era quello di indebolire Roma, che tra il 1993 ed il 2008 era assai cresciuta nella competizione delle aree urbane in Europa e nel mondo, fino ad essere considerata un “modello”, per spostare il baricentro della vitalità economica e finanziaria su Milano; cosa perfettamente riuscita.

La crisi mondiale e la globalizzazione hanno fatto il resto investendo Roma ormai spogliata delle pur limitate difese e attrezzature che erano state costruite in 15 anni di governo riformista.

Non basta.

Va ricordato che la Giunta Alemanno, lungi dal mettere a buon frutto il ritrovato pareggio di bilancio, riuscì in 5 anni di governo del Campidoglio a produrre altri 4 miliardi di debito attraverso la ben nota politica clientelare nelle aziende pubbliche del trasporto e dei rifiuti, innalzando la spesa corrente per consulenze e spese di personale a livelli indicibili (per distribuire posti e incarichi), come hanno dimostrato inchieste e condanne passate in giudicato.

Questa è la storia della destra a Roma di questi anni, una storia che va ricordata per giustizia di verità ma soprattutto per evitare che si torni a questo disastro.

La Raggi oggi reagisce ma i Cinque Stelle, malati di propaganda, hanno sempre confuso le acque scaricando le colpe del passato indistintamente su tutti e spesso e volentieri hanno riciclato pezzi di burocrazia di destra che erano stati pienamente protagonisti della stagione di Alemanno: Marra all’inizio ed ora Sammarco.

Salvini dice che per raccogliere i rifiuti non ci vuole un mago ma gli ricordiamo che AMA è stata massacrata dalle assunzioni clientelari e dagli affari di amministratori spregiudicati e ingordi, legati alla destra che sono stati condannati in via definitiva e che hanno letteralmente distrutto una azienda che doveva essere modernizzata e trattata con equilibrio e rigore.

A Salvini facciamo notare che la destra leghista romana di oggi, che egli vorrebbe riproporre in Campidoglio, è composta da esponenti politici che allora erano con Alleanza nazionale ed il PDL, il partito guida del Campidoglio, corroso da fameliche correnti interne che hanno spolpato la città.

A Salvini ricordiamo quanto sta scritto in lettere di fuoco negli atti dell’inchiesta di “Mafia capitale” che dice chiaramente come le centrali criminali furono favorite in quegli anni e che i vari Buzzi e Carminati se non erano mai riusciti a parlare con la Giunta di centrosinistra prima del 2008, avevano invece avuto continui contatti personali con i punti di vertice della Giunta di destra dopo il 2008.

Il Pd a Roma, coinvolto in alcuni casi nelle inchieste dopo il 2014, ha attraversato un duro periodo di autocritica e di autoriforma, mentre la destra non ha mai chiesto scusa alla città nè lo fa oggi Salvini che, invece, vuole riportare quei poteri, quei metodi, quelle tradizioni sul colle capitolino.

Non solo.

Salvini protegge e tutela organizzazioni estremistiche e di destra come CasaPound e Forza Nuova che producono disordine nei quartieri e che occupano illegalmente immobili pubblici che il Ministro Salvini si ostina a non sgomberare.

Queste organizzazioni, che nel territorio marciano di conserva con la Lega, sono le stesse che hanno avuto ad Ostia il sostegno elettorale del clan Spada ed il ministro Salvini, quando parla di Ostia, dovrebbe parlare di questo più che di generiche chiacchiere sull’autonomia di quel municipio, vecchie di trenta anni e già bocciate due volte dai romani.

Questa dunque è la destra romana, quella di ieri e quella di oggi.

La destra delle tasse più alte d’Italia, la destra della famelica occupazione del potere, la destra dell’illegalità, la destra del rapporto con organizzazioni criminali e con frange estremistiche e violente.

Una destra che la Raggi ed il Movimento Cinque Stelle non hanno saputo frenare ma che, alla fine, hanno di fatto rafforzato con la loro nullità politica e di governo.

Contro questa mistura si leverà la voce democratica dei romani, la parte migliore della città, che vuole una capitale moderna, giusta e aperta.

Una capitale europea, dei diritti e delle opportunità e non dell’odio, delle paure e delle ingiustizie.

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