Caro Salvini, non inventarti nemici: prenditi le tue responsabilità

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Noi non abbiamo un ministro dell’Interno, ma un uomo che fa della violenza verbale e della strumentalizzazione propagandistica la cifra del suo agire politico

Davvero oggi non vorrei replicare a Salvini, perché c’è una sedicenne morta in modo orribile e assurdo e in questi casi sarebbe saggio e civile evitare le polemiche.

Purtroppo noi non abbiamo un ministro dell’Interno, ma un uomo che fa della violenza verbale e della strumentalizzazione propagandistica la cifra del suo agire politico.

Oggi è andato a San Lorenzo nel luogo in cui è stata uccisa Desirée. Lo abbiamo fatto anche noi qualche ora prima, portandoci dei fiori. Ma Salvini ha improvvisato un comizio spiegando che è colpa di chi c’era prima di lui, di chi occupa, dei centri sociali e via dicendo. Ha detto che chiederà alla procura il pugno di ferro.

Purtroppo le cose non stanno così. San Lorenzo è nel secondo municipio di Roma, uno dei quattro governati da noi. La Presidente e i consiglieri di quel municipio da mesi segnalavano la situazione di grave degrado di quello stabile e dell’area circostante. Da mesi chiedevano un presidio fisso delle forze dell’ordine. Da mesi chiedevano più presenza di polizia e carabinieri.

Come loro anche molti cittadini: oggi trovate sui giornali la lettera drammatica di un professionista il cui studio affaccia sul luogo dove Desirée ha perso la vita. Racconta di essere andato dai carabinieri con filmati e foto che testimoniavano la pericolosità di quello che accadeva dentro quello stabile: la risposta è stata “sappiamo già tutto, grazie”.

Tutte queste segnalazioni sono state fatte quando Salvini era già ministro. Quando aveva già il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini. Perché, caro Salvini, questo è il tuo lavoro.

Non inventarti nemici e non scaricare le responsabilità su altri, ma assumiti le tue.

Perché quegli allarmi sono stati sottovalutati? A questa semplice domanda il ministro deve dare una risposta altrettanto semplice e chiara.

 

* Post tratto dal profilo Facebook di Matteo Orfini

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