I sindacati non vadano da Salvini, è solo lotta interna al governo

Focus

Il ministro ha convocato inusualmente cgil cisl e uil ma per il 15 luglio ma è solo per mettere le dita negli occhi a Conte e Di Maio

Nel governo e in atto uno scontro molto duro sulla politica economica e su chi ne sia il titolare. È evidente a tutti il disegno di Salvini di intestarsi la responsabilità delle scelte strategiche togliendole di mano, nell’ordine, a Conte, Di Maio e Tria.

È una sorta di ultimo miglio, per il ministro dell’Interno, per costruire una premiership di fatto. Per diventare il vero capo del governo, il premier ombra, e nemmeno tanto “ombra”. Una posizione invidiabile: guidare il Paese senza bisogno di ribaltoni o coltellate con il 17% dei voti. Una pacchia, la definirebbe lui stesso.

Un tassello di questa prevedibile linea è l’inusuale convocazione al Viminale di Cgil Cisl e Uil per il 15 luglio, cosa che – riferisce Monica Guerzoni sul Corriere – ha mandato Giuseppe Conte su tutte le furie: “La manovra si discute nelle sedi istituzionali e non al Viminale”. Non si è mai visto infatti che la politica economica si affrontasse con i rappresentanti dei lavoratori al ministero dell’Interno e non a palazzo Chigi o, semmai, a via XX Settembre. Non si tratta di una questione formale. Ma di una questione di lotta politica interna al governo. E perché mai i sindacati dovrebbero essere strumentalizzati da uno dei contendenti? Perché mai dovrebbero ascoltare da Salvini come funzionerebbe la Flat tax o altre amenità? Che delega ha, Salvini, per trattare o anche solo illustrare la manovra economica del governo a Landini, Barbagallo e Furlan?

Proprio il segretario della Cgil ha detto a Repubblica con formula abbastanza trita che i sindacati vanno dovunque li si chiami. Mica vero. I sindacati vanno alle riunioni utili. Personalmente penso che Cgil Cisl e Uil non abbiano tempo da perdere per incontri sostanzialmente improduttivi, per vetrine allestite da un ministro che vuole mettere le dita negli occhi del premier o dell’altro vicepremier. Landini, Furlan e Barbagallo non si prestino a una sceneggiata propagandistica del ministro dell’Interno. Non ci vadano, al Viminale.

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