Il capo dei sovranisti contro l’Italia

Focus

Salvini tuona contro Sassoli un minuto dopo l’elezione a Strasburgo. Eccesso di nervosismo per i bocconi amari ingoiati a Bruxelles?

“Prima gli italiani”, è stato il motto che ha fatto la fortuna di Salvini. Ciò che appare ogni giorno più evidente,  però, è che quel motto vale solo se “gli italiani” sono quelli che piacciono a lui, e cioè leghisti o comunque di destra, e bene assestati sulle posizioni espresse dal Nostro ad ogni occasione, anche la più improbabile, rigorosamente in diretta Facebook. L’ultima grave conferma è arrivata con le parole pronunciate dal ministro dell’Interno, ovviamente sul noto social network, un minuto dopo l’elezione di David Sassoli a presidente del Parlamento europeo.

“Bello, rispettoso, del voto degli italiani e degli europei avere un uomo di sinistra a presiedere il Parlamento europeo..”, ha commentato, con la nota ironia, il vicepremier, passando poi a rivendicare il voto contrario della Lega (sempre in buona compagnia con i Cinquestelle). Parole prive di senso politico – non vogliamo qui dilungarci a spiegare che tutte le nomine europee sono frutto di un equilibrio tra partiti e Paesi, e che in particolare la poltrona di presidente dell’Eurocamera è da sempre oggetto di staffetta tra i due gruppi maggiori, come un ex eurodeputato dovrebbe sapere meglio di altri -, che non si spiegano se non con un eccesso di nervosismo causato dai bocconi amarissimi che il governo gialloverde ha dovuto ingoiare a Bruxelles, e di cui Salvini, tra un selfie e l’altro, è stato il vero dominus.

 

Eh sì, perché dopo tanto tuonare, prima il ministro leghista ha forzato Conte a opporsi all’indicazione del socialista Frans Timmermans a capo della Commissione Ue – un’ipotesi che avrebbe fatto più che comodo all’Italia, con l’olandese aperto al dialogo sia sui conti pubblici che sulla gestione del dossier immigrazione -, per poi dover abbassare la testa e dire sì alla coppia von der Leyen-Lagarde, imposta dalla coppia Merkel-Macron, con l’Italia del tutto assente dal tavolo delle decisioni e ridotta a prendere ordini dai quattro di Visegrad, Orbàn in testa.

Un quadro fosco, in cui l’Italia non ha toccato palla su tutta la linea, con l’unica poltrona prestigiosa, quella appunto assegnata a Sassoli, ottenuta grazie al lavoro dell’odiato Pd, all’interno del gruppo degli odiati socialisti. Tanto è bastato al vicepremier per tuonare contro un italiano profondamente rispettato dentro e fuori i confini, neanche un minuto dopo la sua elezione alla poltrona più prestigiosa di Strasburgo.  E dunque per mettersi, ancora una volta, contro l’Italia, alla faccia degli slogan.

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