Da Washington a Roma, la ricetta di Salvini non cambia: scassare i conti pubblici

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Salvini archivia l’invito alla prudenza di Mattarella e Tria

Matteo Salvini prosegue la sua sfida all’Europa e lo scontro ormai quotidiano con l’alleato di governo. Intervenendo all’assemblea nazionale di Confartigianato che si è svolto all’Auditorium Roma Convention Center “la Nuvola”, il leghista trova terreno fertile per mandare dei messaggi perentori. Innanzitutto rispedisce al mittente l’appello di Sergio Mattarella sulla necessità di tenere i conti in ordine e archivia grossolanamente l’invito di Giovanni Tria alla prudenza sulla manovra e il taglio delle tasse.

“Mattarella dice che bisogna tenere i conti in ordine per tutelare il risparmio? E’ il nostro obiettivo, i conti sono in disordine perché abbiamo applicato per troppi anni le regole della precarietà e dell’austerità e dei tagli imposti dall’Europa. Il debito è cresciuto di 650 miliardi in 10 anni, per far diminuire il debito occorre che italiani lavorino e gli italiani lavorano di più e meglio se le imprese pagano meno tasse”. E poi rivolgendosi a Tria.“Chi vuole fare il ministro di questa squadra sa che il taglio delle tasse è la priorità di questo Paese”.

Del resto anche ieri il vicepremier leghista da Washington dove ha incontrato prima il vicepresidente americano Mike Pence e poi il segretario di Stato Mike Pompeo, ha sfidato la Ue, tessendo le lodi della politica economica e fiscale dell’amministrazione Trump, che “può essere un esempio e un modello per l’Italia”.

Salvini anche se non ha stretto la mano al presidente americano, ha tentato il colpo: ricevere quell’investitura che andava cercando  proponendosi come l’uomo attraverso cui cementare l’alleanza con la Casa Bianca di Donald Trump.

“Visioni comuni su Iran, Venezuela, Libia, situazione in Medioriente”, ma anche “sulla preoccupazione per la prepotenza cinese nei confronti dell’Europa e del continente africano”. Il vicepremier leghista  ha fatto sapere, infatti, che l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare “l’interlocutore” privilegiato per gli Stati Uniti e il suo viaggio di stato è stato pensato proprio per rafforzare tale alleanza. Anche ieri sul tema economico le parole del vicepremier sono state durissime: “L’Unione Europea ha ammazzato un popolo e spalancato le porte alla Cina. L’Italia non è la Grecia e Bruxelles se ne farà una ragione. Faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole”.

Insomma il braccio di ferro sui conti pubblici si fa sempre più serrato. Con le piccole e medie imprese Di Maio tenta di entrare in sintonia: “Il tema sono le imprese e la tassazione che subiscono. A me non interessa che tipo di tasse andiamo ad abbassare ma che le abbassiamo in maniera sostanziale favorendo lavoro, assunzioni e investimenti”. Ma mentre il Movimento Cinquestelle propone il salario minimo orario a 9 euro, dall’altro latoc’è la Lega spinge acceleratore sulla flat tax. Ed è proprio su queste due misure che si gioca la battaglia tra i gialloverdi per la prossima legge di Bilancio.

Salvini riesce nel colpo: diventare riferimento di quel mondo produttivo di cui Di Maio tiene il dicastero. Le piccole imprese in un rapporto che Confartigianato ha presentato nel corso dell’assemblea insistono. Il nemico numero uno di artigiani e piccole imprese è sempre la pressione fiscale: sul salario minimo il presidente Giorgio Merletti bolla la misura “senza mezzi termini” come “negativa”. “Sia per le imprese, ma anche e soprattutto per gli stessi lavoratori, i cui salari sarebbero schiacciati sulla soglia minima e perderebbero, insieme alla libera contrattazione, tutti i vantaggi”. Lo scontro nell’esecutivo ancora una volta è aperto.

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