San Ferdinando, la tendopoli della vergogna

Focus

Basta con la campagna elettorale perenne, lo abbiamo capito che per Salvini queste persone valgono “zero”, per restare al suo lessico da quattro soldi

Tutto cambia perché nulla cambi. A San Ferdinando è ancora un giorno di dolore: un altro migrante è morto divorato dalle fiamme, Sylla Noumo è il quarto in un anno, il primo nella nuova tendopoli che doveva essere una dimora sicura è invece si è rivelata di nuovo un luogo di morte.

Oggi sono a San Ferdinando per capire di persona che cosa è accaduto questa notte, ero qui anche qualche settimana fa quando all’alba le ruspe hanno demolito la vecchia baraccopoli e le camionette dell’esercito scortavano centinaia di persone verso la nuova sistemazione, che a tutti noi era stata spacciata come una sorta di terra promessa, in cui soprusi, umiliazioni, sofferenze e soprattutto rischi mortali sarebbero di colpo scomparsi, in nome di un cinismo travestito da pragmatismo, di pura propaganda propinata come soluzione. L’ulteriore incendio rileva come lo smantellamento della baraccopoli non abbia, contrariamente al set cinematografico messo in piedi, rimosso le cause poste a base del lavoro sfruttato.

Occorrono interventi che vadano oltre ogni forma di ghetto, seppur attraverso soluzioni intermedie ma efficaci per l’intera popolazione di braccianti che dimora nella piana di Rosarno. E’ necessario – ed in questa direzione la Regione Calabria è in fase avanzata – mettere in rete una serie di azioni che passano da un diretto coinvolgimento dei Comuni interessati e dei centri per l’impiego, e attraverso accordi trasparenti con le associazioni di categoria. E’ urgente sperimentare forme di abitare diffuso, anche attraverso lo strumento del canone concordato che la Regione finanzia; organicamente , in maniera strutturale e non emergenziale, collegare i luoghi del lavoro con quelli dell’abitare; riconoscere le competenze lavorative e i titoli di studio dei ragazzi per consentire una migliore e più puntuale occupazione. Le soluzioni vere, dunque, esistono e sono a portata di mano: il punto è la volontà politica.

Non avremmo mai voluto essere profeti di sventura, ma oggi con il cuore in mano ci tocca dire che avevamo ragione a nutrire dubbi sull’efficacia della mano pesante del ministro dell’Interno. Quella di Salvini non è la “cura” ma il male: ostinato a sfruttare il dolore e la subalternità del diverso e del fragile per acchiappare voti e like. E. intanto, i problemi restano intatti, i giovani braccianti di San Ferdinando muoiono avvolti dalle tende su cui c’è il vessillo del Viminale.

Basta con la campagna elettorale perenne, lo abbiamo capito che per Salvini queste persone valgono “zero”, per restare al suo lessico da quattro soldi, e invece la verità è cruda e non abbisogna di frasi ad effetto. Qui si muore fra sofferenze atroci, qui la ‘ndrangheta continua a speculare e a farla da padrona e solo chi è in malafede e serba nell’animo pulsioni disumane e razziste, può affermare il contrario. Oggi più di ieri, la nostra determinazione è fare tutto ciò che possibile perché questa luce di lutto su San Ferdinando resti accesa e che la tragedia di Sylla – e prima ancora di Sacko, Becky, Surawa, Ba Moussa – possa trovare un senso di riscatto collettivo.

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