Alla prima kermesse nazional-sovranista ci sarà spazio per l’attualità?

Focus

Dopo liti e polemiche Baglioni assicura: “Non sarà un festival politico”: i dubbi su un possibile controllo da parte dei nuovi potenti

In principio fu l’azzardo di Claudio Baglioni, che circa un mese fa, nella prima conferenza stampa di presentazione del 69° Festival di Sanremo, osò esprimere il suo pensiero (prerogativa fin qui pacificamente riconosciuta a intellettuali e artisti) sulla vicenda dei migranti delle navi Sea Watch e Sea Eye: “Non si può pensare di risolvere la situazione di milioni di esseri umani in movimento evitando lo sbarco di 40 persone. Stiamo ricostruendo i muri”, aveva detto.

Parole che pronunciate dal pulpito della manifestazione nazional-popolare per eccellenza, nella Rai neosovranista saldamente nelle mani di chi aveva creduto di poter finalmente piegare tutto e tutti alla propria visione, devono aver suscitato un vero putiferio; tant’è che di lì a poche ore – cosa mai capitata a memoria di Festival – il ministro dell’Interno in persona aveva risposto, attaccandolo frontalmente, al direttore artistico della kermesse con l’ormai famoso tweet del “#Baglioni? Canta che ti passa”.

Da quel momento, un’edizione del Festival attesa da molti come una replica del successo dello scorso anno si è trasformata, nonostante le smentite, in una sorta di palcoscenico eccellente di quella che è apparsa come una convivenza difficile, quella tra il patron del Festival, appunto, e la neodirettrice di RaiUno, Teresa De Santis, massima rappresentante nella rete ammiraglia del nuovo corso gialloverde, che dell’uscita di Baglioni aveva detto: “Le sue parole, non solo per sua responsabilità (leggasi: anche), sono state trasformate nel solito comizio”.

Da allora, e fino a qualche ora fa, non hanno smesso di rincorrersi le voci di un benservito a Baglioni già pronto, o addirittura di dimissioni da parte dello stesso per le polemiche (altra grana piombata sul sacro Festival nazionale) su un presunto conflitto di interessi per una “contiguità” con casa discografica e management di molti degli artisti presenti sul palco dell’Ariston.
È forse questa la ragione per la quale il patron di Sanremo deve essersi detto di concentrarsi sul portare a casa una edizione che, da successo annunciato, si stava trasformando in una bomba a orologeria, tagliando corto e dichiarando nella conferenza stampa della vigilia: “Questo non sarà un festival politico”.

L’affermazione è parsa a molti come una specie di resa necessaria (o imposta) alle ragioni nazional-populiste, più che nazional-popolari. Tanto da adombrare più di un dubbio su un possibile “controllo politico” da parte dei nuovi potenti su tutto ciò che sul palco verrà detto e fatto. E la direttrice De Santis, il braccio operativo, nell’ultima conferenza stampa a poche ore dal fischio d’inizio ha involontariamente confermato, affermando: “Nessuna censura, ma c’è modo e modo di porre le cose”.

Per non lasciare il campo al cordone di sicurezza messo in piedi dalla nuova dirigenza del servizio pubblico, dunque, non resta che affidarsi all’intelligenza di Claudio Bisio (che in conferenza stampa ha affermato, provocatoriamente: “Non parlerò di migranti, ma neanche di Venezuela, di Bolsonaro, del nuovo esame di maturità, del buco dell’ozono”), o a Pierfrancesco Favino, protagonista l’anno scorso di uno straordinario monologo proprio sui migranti.

Altrimenti, non resterà che accontentarsi delle canzoni, nei cui testi sono in molti casi inseriti temi di stretta attualità, su tutti i Negrita: “Per far pace con il mondo dei confini e passaporti / dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto / come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco”.

A loro dunque, alle canzoni, il compito ultimo di sfondare il muro del suono e di realizzare l’intento originario del direttore artistico, quello di portare “armonia, di avvicinare elementi lontani, la bellezza e la diversità”.
Del resto, per Baglioni “le canzoni riescono laddove tante altre cose non ce la fanno, creano una memoria, un richiamo evocativo come stelle fisse, pietre dure, profumi”, perché “gli artisti hanno avuto in sorte il regalo di poter essere, almeno, trombettieri di qualche buona battaglia”. Che sarà, dunque, questo Sanremo? Speriamo bene.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli