“Il centrosinistra competitivo in Sardegna”. Parla il segretario Pd

Focus

Colloquio con il segretario del Pd sardo, Emanuele Cani, che spiega: “Ci siamo messi a disposizione per favorire la coesione del nostro spazio politico”

Le urne sono ancora aperte e lo spoglio va a rilento, ma il dato che in Sardegna sembra acquisito è che la coalizione di centrosinistra che si è riconosciuta nella candidatura di Massimo Zedda, anche se sconfitta, ha però dato di sé una prova più che dignitosa, con i partiti che hanno tenuto rispetto alle politiche di un anno fa e un risultato complessivo, insieme alle liste civiche di appoggio, che ha reso l’intera compagine competitiva in maniera forse inaspettata.

Una coalizione il cui valore aggiunto, va detto, è stata senz’altro la candidatura di una personalità come quella del sindaco di Cagliari, protagonista di una delle esperienze amministrative più positive tra quelle che si sono viste negli ultimi anni e tra i pochi sindaci di una grande città a centrare la riconferma al secondo mandato, senza bisogno di ballottaggio. Un dato che, racconta chi in queste ore sta assistendo allo spoglio, a dati acquisiti risulterà plasticamente confermato da un forte voto disgiunto – pare una delle cause dei ritardi nei seggi -, che vede finora Zedda praticamente beneficiario unico (in pratica, elettori di liste di centrodestra o del M5S che hanno dato la preferenza a Zedda come candidato presidente).

La conferma, semmai ve ne fosse bisogno, che la ricetta giusta per ottenere risultati dignitosi è fatta di coesione e capacità di leadership. Una formula fatta propria dal Partito democratico sardo che, racconta a Democratica il segretario regionale Emanuele Cani, ha lavorato “per rendere competitivo uno spazio politico, quello del centrosinistra, che altrove è in difficoltà. Un’operazione resa possibile dalla candidatura di Zedda, non iscritto al Pd, che ha coalizzato e favorito la coesione”.

Ci siamo messi a disposizione per favorire questo tipo di percorso – afferma Cani – mettendoci in gioco con generosità. La prova è che Pigliaru, presidente uscente del Pd, ha lavorato con noi per costruire questa alternativa”.

Quanto ai dati definitivi, sul distacco tra centrodestra e centrosinistra il segretario regionale invita alla prudenza, perché mancherebbero ancora le grandi città. Ma quello che appare certo per il momento è che il Pd, alla fine, terrà rispetto al dato delle politiche dell’anno scorso, probabilmente attestandosi come primo partito dell’isola davanti a Lega, Forza Italia e, solo quarto, il Movimento cinque stelle, attorno al 12%.

“Alle politiche hanno preso il 42% – commenta il segretario regionale dem –. Noi saremmo stati massacrati per un crollo del genere”. Quanto alle cause, Cani conferma di aver sentito “molte critiche su M5S in campagna elettorale. Probabilmente il loro popolo accetta con difficoltà che siano diventati una forza di governo”.

Parlando dei vincitori, ossia la destra capitanata dalla Lega di Salvini – che però, nonostante le trasferte e le felpe del leader, non sfonda -, per il segretario democratico quello che ha pagato per gli avversari è stato puntare su un alto numero di liste in appoggio (ben 11). Però quello che aspetta adesso la Sardegna è “un salto nel vuoto”.
“La forte presenza di Salvini in campagna elettorale non lascia ben sperare – è la preoccupazione -. Probabilmente sarà un governo fortemente caratterizzato dalle scelte compiute a livello nazionale, un fatto del tutto inedito per la Sardegna”.

Quel che è certo, però, è che “oggi c’è una fotografia della Sardegna, come era già successo in Abruzzo, che parla di un nuovo rafforzamento dei due poli, con il M5S che diventa un elemento marginale rispetto alla politica nella Regione”.

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