Sassoli salva l’onore italiano, gialloverdi fuori dai giochi

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Il Partito Democratico resta in prima fila. Comunque il risultato di tutto questo confuso e convulso capitolo per l’Italia è estremamente negativo nelle scelte dei nuovi vertici

Martedì e mercoledì sono state scelte le persone che nei prossimi anni ricopriranno i cinque incarichi più importanti dell’Unione europea. Tra queste una sola è stata eletta con una votazione trasparente e dai rappresentanti eletti  direttamente dai cittadini: il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, scelto dai parlamentari a loro volta scelti dai cittadini che lo scorso 26 maggio sono andati a votare in 200 milioni.

Bisogna partire da questo dato per capire tutto quello che non va nell’Unione europea, ma anche per sapere quali sono le forze e le istituzioni su cui possono contare gli elettori per ottenere le riforme necessarie.

E’ ora che i cittadini europei aprano gli occhi e riguardino con attenzione la moviola di questa “baruffa europea”  iniziata al summit dei leader a Bruxelles domenica sera e finita giovedì a mattina a Strasburgo con le proteste degli eurodeputati per i metodi  troppo riservati (la famosa back room) con  cui l’Unione europea ha scelto i suoi vertici. Mentre noi col principio dello Spitzekandidaten   volevamo  vincolare ls scelta del Presidente della  Commissioni alla rosa dei leader indicati anticipatamente dalle famiglie politiche per le elezioni politiche  

Nel 2009  infatti è entrato in vigore il Trattato di Lisbona che ha riformato in senso più democratico le istituzioni comunitarie. Nel 2014, sfruttando le nuove possibilità offerte dal Trattato di Lisbona, è stato introdotto il metodo degli Spitzekandidaten (candidati di punta) per la scelta del presidente della Commissione. Nel mezzo della crisi dell’euro e della crisi di legittimità dell’Unione europea erano tutti d’accordo: mai più summit a porte chiuse e compromessi al ribasso. I candidati dei partiti europei devono essere conosciuti prima dagli elettori che, votando il partito nazionale affiliato a quello europeo, in questo modo sanno chi stanno portando alla carica più alta dell’Ue. Si era trattato di un grande passo in avanti, anche se non era un metodo perfetto, perché dava troppo potere ai meccanismi interni ai partiti europei. Per questo il Partito Democratico aveva proposto delle primarie aperte anche per la scelta del candidato del Gruppo S&D, come quelle che fa a livello nazionale, unico fra le sinistre europee. Per questo il nostro gruppo si era battuto in parlamento   per introdurre delle liste transnazionali, in modo che i candidati di punta dovessero conquistarsi direttamente i voti dei cittadini europei e non solo quelli dei compagni di partito.

Poi però le primarie aperte nel Gruppo S&D sono rimaste un progetto e nell’aula di Strasburgo il Ppe ha bocciato il progetto delle liste transnazionali. Per tutta risposta il liberali e il presidente francese Macron, invece di cercare un’alleanza progressista con il Gruppo S&D per proporre un candidato di punta unico, hanno deciso di affossare il metodo degli spitzenkandidaten.

Così è nato il pasticcio dei giorni scorsi, in cui il candidato di punta del Ppe, Weber, non aveva i voti per diventare presidente della Commissione europea, il candidato del Gruppo S&D Frans Timmermans è stato silurato dai Paesi dell’Est per il suo impegno sullo stato di diritto e dall’Italia per un assurdo istinto autolesionistico, al limite del suicidio sia sotto il profilo di  una nuova politica  economica orientata allo sviluppo che  sotto il profilo di  una gestione comune europea dell immigrazione, temi cari a Timmermans e uttili come il pane all’Italia. Cosi ad essere scelta è stata la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen. Donna e federalista europea, e questo ci fa piacere, ma completamente sconosciuta ai cittadini europei e fan di quel rigore di bilancio che è alla radice della crisi di legittimità dell’Ue, a cui inoltre molti rimproverano di essere troppo germanocentrica.

Il suo primo passo e la prima cosa che le chiederemo, sarà una riforma del sistema degli spitzenkandidaten. Se vogliamo sconfiggere veramente il sovranismo e il populismo non basta dichiararci europeisti, dobbiamo essere capaci di riformare l’Unione. Il Partito Democratico resta in prima fila. Comunque il risultato di tutto questo confuso e convulso capitolo per l’Italia è estremamente negativo nelle scelte dei nuovi vertici che nei numeri  3 a 1: avevamo 3 rappresentanti italiani ora ne abbiamo 1 ed é Sassoli. Ma questo risultato non é frutto delle controproducenti mosse del governo italiano, è frutto del prestigio della delegazione italiana nel Gruppo S&D!!!!! 

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