Da domani cantieri meno sicuri

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Spianata la strada alla peggiore deregolamentazione da cui faticosamente con l’attuale Codice degli appalti si era cercati di uscire appena due anni fa

Siamo arrivati alle battute finali di una messa in scena dentro il Governo e la maggioranza che consegna al Paese un provvedimento pericoloso e dannoso. L’hanno chiamato “Sblocca cantieri” ma questo decreto altro non è che l’ennesima pagina dell’inarrestabile propaganda del governo Salvini-Di Maio: non sbloccherà nemmeno una delle oltre 220 opere pubbliche ferme dal nord al sud della penisola – la TAV, IL terzo Valico, la Pedemontana Lombarda e la statale Jonica – per colpa delle divisioni e dell’incapacità di decidere, di questo Governo e della sua traballante litigiosa maggioranza.

L’unica certezza di questa pessima legge è l’affossamento del Codice degli appalti. Sembra passato un secolo da quando il Movimento 5 Stelle ci faceva la lezione su trasparenza e lotta alla corruzione, quando usava parole di fuoco sui Commissari straordinari, sul massimo ribasso e sulle procedure in deroga, quando all’indomani del crollo di un viadotto in Sicilia, realizzato con il sistema del general-contractor, denunciava lo scandalo di imprese che operavano in assenza di qualsiasi controllo pubblico, di opere inconcluse, di inchieste giudiziarie che svelavano malaffare e presenza delle mafie nel settore degli appalti.

Oggi a trionfare è il “Siri-pensiero”: era il sottosegretario leghista Siri, amico di quel Paolo Arata arrestato qualche giorno fa con l’ accusa di  corruzione e autoriciclaggio e di relazioni spregiudiate con Vito Nicastri, considerato dagli inquirenti un finanziatore della latitanza del boss Matteo Messina Denaro, a dichiarare che: “Per combattere la corruzione non serve nè il Codice degli appalti nè l’Anac, via tutto! basta il “buonsenso”. 

Ed ecco spianata la strada alla peggiore deregolamentazione da cui faticosamente con l’attuale Codice degli appalti si era cercati di uscire appena due anni fa. Dietro a questo provvedimento c’è un’idea criminogena che è il vero collante di questa maggioranza, la convinzione che l’unico modo per realizzare investimenti in Italia è quello di non rispettare le regole, cancellare le norme che garantiscono legalità e contrasto alla corruzione, indebolire le tutele e la sicurezza dei lavoratori, consentire di fare affari sull’abbassamento della qualità delle opere. Oppure di condonare.

Ma se anche volessimo davvero provare a velocizzare e semplificare la realizzazione dei lavori pubblici in questo Decreto non c’è traccia di misure utili ad “aprire” i cantieri. Al contrario.

Si interrompe il percorso di centralizzazione e qualificazione delle stazioni appaltanti, si torna a subappaltare fino al 40% delle opere senza nessun controllo sui requisiti dei subappaltatori anche nei settori più a rischio di infiltrazione della criminalità organizzata- movimento terra e ciclo cls come testimoniano molte inchieste della DDA- si torna alla regola delle opere affidate con il massimo ribasso,

si innalza la soglia delle opere che potranno essere affidate senza gara fino a 150.000 euro e quindi senza nessuna trasparenza e concorrenza, che sono una larga parte degli appalti pubblici nel nostro paese, si cancella l’obbligo di utilizzare i Commissari di gara esterni qualificati attraverso l’Albo Anac che sopprimete;si reintroduce lo strumento dell’apparato integrato: misure che spianeranno la strada a varianti in corso d’opera, contenzioso e lievitazione dei costi e dei tempi di esecuzione delle opere pubbliche; si mettete in piedi l’ennesima scatola vuota -Infrastrutture Italia Spa, utile solo per fare un po’ di assunzioni clientelari al di fuori delle regole trasparenti di selezione di personale qualificato.E pazienza se questo comporta poi, come il passato ci ha ampiamente dimostrato, aumento dei costi e dei tempi.

Da domani non ci saranno più cantieri aperti in Italia: ci saranno Cantieri meno sicuri, lavoratori meno tutelati, più imprese che riusciranno a farsi strada aggirando le regole, facendo accordi sottobanco, fuori dalla trasparenza e dalla libera concorrenza. Il Governo del cambiamento è in realtà il Governo della peggiore restaurazione: porta indietro le lancetta del tempo di 20 anni. E a pagarne il prezzo saranno ancora una volta i lavoratori e le imprese sane e oneste di questo Paese.

 

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