Il decreto non sblocca i cantieri ma ostacola la ricostruzione

Focus

Il Centro Italia doveva essere il cantiere più grande d’Europa. Invece è finito ai margini

I territori colpiti dal sisma sono abbandonati dal Governo. Un anno fa in campagna elettorale Lega e M5S hanno speculato sul sisma del Centro Italia, il più grande dramma della storia delle Marche, la regione più colpita. Hanno preso i voti e sono scappati, spegnendo tutti i riflettori. I sindaci e la Regione, insieme a nostri governi, hanno dovuto gestire la difficile e lunga fase dell’emergenza. Il governo gialloverde è stato più fortunato, è arrivato dopo e anziché provare a fare meglio ha continuato solo a fare propaganda.

Dopo i ritardi causati dai litigi continui della maggioranza Lega e M5S, a seguito delle elezioni europee e amministrative, l’iter parlamentare del decreto “sblocca cantieri” è giunto al termine. Alla Camera dei deputati è stata posta la questione di fiducia per blindare il testo del Senato. In questo modo non è stato possibile modificare e discutere ulteriormente il decreto. Tanto meno accogliere altri emendamenti utili in particolare per la ricostruzione post-terremoto.

Il Centro Italia colpito dal sisma meritava un provvedimento “ad hoc” per la ricostruzione e, invece, dopo un anno di immobilismo e indifferenza arrivano poche misure all’interno del decreto “Sblocca cantieri” che è molto deludente. In realtà, #BloccaTutto. Avevano promesso un “Decreto Sisma” e “misure shock”, ma niente di tutto ciò è stato realizzato. Le Marche e il Centro Italia dovevano essere il più grande cantiere d’Europa e invece sono ai margini dell’interesse del Governo italiano. Lega e M5S non aggiungono un euro in più rispetto a quelli stanziati dai governi del Pd.

Le scuole dei comuni del cratere sismico sono salve e svolgeranno l’attività didattica senza tagli e ridimensionamenti, ma ciò è merito di un emendamento del Pd presentato dal sen. Francesco Verducci. Ci sono altre poche misure giuste che chiediamo da tempo: le assunzioni di personale per i comuni del cratere e per gli uffici speciali della ricostruzione, il prolungamento della busta paga pesante, la scelta diretta per i piccoli lavori sulla ricostruzione privata. Però, per esempio, sul personale mancano all’appello 130 persone e fra qualche tempo c’è pure il rischio che 41 unità interinali vengano mandate a casa. La stragrande maggioranza degli emendamenti proposti dai Comuni e dalle Regioni, considerati prioritari nella Conferenza Stato-Regioni e recepiti nel disegno di legge speciale sulla ricostruzione post-sisma del Pd Marche, non sono stati accolti dal governo “gialloverde”.

Invece bisognerebbe semplificare e snellire la normativa nazionale per uscire dal pantano burocratico. Dopo più di un anno di nulla sono molti i sindaci e le popolazioni che si sentono presi in giro: oltre al danno anche la beffa di aver perso tempo.

Per il Pd delle Marche, infine, c’è un’altra questione ancora più grave: è la scarsa considerazione del “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo”. Dopo il sisma del 2016-2017 per la Giunta e il Consiglio regionale delle Marche è diventato prioritario elaborare un piano per la rinascita delle aree interne colpite dal sisma. Il Patto che è stato siglato tra la Regione Marche e le Parti Sociali ha stabilito gli ambiti di intervento dove investire le energie ed i fondi per lo sviluppo.

L’obiettivo è accompagnare la ricostruzione fisica dei territori con quella economica e sociale, disegnando nuovi sentieri di sviluppo. Comunità, lavoro e sicurezza sono le parole chiave. Non ci può essere una rinascita se insieme alla ricostruzione materiale non si creano le condizioni per una ripartenza economica, lavorativa e sociale delle comunità.

L’analisi e la progettualità nel Patto dei quattro atenei marchigiani e dell’Istao ha tracciato 11 sentieri di sviluppo e sono state individuate aree integrate di intervento: dai servizi per la coesione sociale alla sicurezza del territorio, dalla competitività ed innovazione dei sistemi produttivi alla green economy, dalla ricerca e nuove competenze alla mobilità. E poi la valorizzazione del patrimonio, tecnologie e sistemi innovativi, le infrastrutture digitali. Questo governo non solo perde tempo nell’accelerare la ricostruzione fisica dei luoghi, ma ignora completamente quella economica e sociale delle comunità.

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