Scandalo-professori, sette arresti e 59 indagati per corruzione

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59 indagati per i concorsi truccati, per la Guardia di Finanza “sistematici accordi corruttivi”

Che la carriera universitaria sia una specie di Risiko in cui non è necessario tirare i dadi per sapere in quali caselle finiranno i carri armati è una di quelle notizie che a mezza bocca girano da sempre, ma quando succede che ad interessarsi a queste vicende sia la magistratura, con parole come ‘corruzione’ e ‘concorsi truccati’, l’impressione è sempre tanta.

È quello che è successo oggi con la notizia dell’arresto di sette docenti universitari per reati corruttivi da parte della Guardia di Finanza di Firenze, nell’ambito di un’inchiesta, per l’appunto, sui concorsi truccati.
Le misure sono scattate a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal gip su richiesta dei pm fiorentini Luca Turco e Paolo Barlucchi.

L’inchiesta riguarda tutto il territorio nazionale e interessa complessivamente 59 indagati; di questi, oltre ai sette arrestati, ventidue sono stati colpiti dalla misura dell’interdizione dalle funzioni di professore universitario e da ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi.

Tra gli indagati spicca il nome di Augusto Fantozzi. L’ex ministro, che per bocca del suo legale ha rigettato ogni accusa, rischia l’interdizione dalla professione di docente, misura sulla quale il gip di è riservato di decidere dopo l’interrogatorio. Ai domiciliari sono finiti Fabrizio Amatucci, docente alla Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia).

Da quanto emerso dalle intercettazioni in possesso della Guardia di Finanza, i vincitori del concorso nazionale per l’abilitazione scientifica all’insegnamento nel settore del diritto tributario venivano scelti con una “chiamata alle armi” tra i componenti della commissione giudicante, e non in base a criteri di merito.

Le indagini sarebbero partite dalla denuncia di un ricercatore fiorentino, al quale sarebbe stato proposto di ritirare la propria domanda al concorso per fare posto a un altro candidato, in possesso però di un curriculum notevolmente inferiore, in cambio dell’abilitazione nella tornata successivi, per favorire un altro candidato.
L’inchiesta, spiega la Guardia di Finanza in una nota, hanno consentito di accertare “sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario”, – alcuni dei quali pubblici ufficiali poiché componenti di diverse commissioni nazionali nominate dal Miur -, finalizzati a rilasciare abilitazioni “secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori”, per soddisfare “interessi personali, professionali o associativi”.

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