Beautiful losers

Focus

Cari amici della Direzione Pd, datemi retta: insultatevi, accapigliatevi pure, ma a porte chiuse, e dopo uscite sorridenti e diteci dove vogliamo andare tutti insieme

Sarò romantico, sarò ingenuo, può darsi. Adesso però che il salto sul carro del vincitore si fa specialità olimpica, nella quale gli intellò italiani si contendono medaglie d’oro da assegnarsi ex aequo a centinaia, mi picco, nel mio piccolo, di restare su quello dei perdenti, disposto persino, da somaro che sono, ad aggiogarmi per dare il mio modesto contributo a tirarlo avanti insieme a migliaia di altri sconfitti.  A patto però, e a questo tengo più che alla vittoria di domani, che i compagni di viaggio smettano di sgomitare: adesso davvero c’è posto per tutti, o quasi. Perché sia chiaro, niente è più noioso di uno sconfitto petulante.

Certo, ci sono linee di frattura di cui, dopo il 4 marzo, bisogna sondare la profondità. Credo anche che occorra farlo con una lucidità tale da sfiorare la spietatezza, senza sconti e indulgenza.  Continuare però a vedere queste fratture come il semplice portato di responsabilità personali, o, peggio che mai, ridurne la cura alla bestialità collettiva del sacrificio di capri espiatori, dimostrerebbe un’attitudine tribalistica di cui un partito che voglia ritrovare forza e autorevolezza deve disfarsi quanto prima. Va bene che il materialismo storico non va più di moda, voglio dire, ma banalizzare l’analisi della sconfitta con le ripicche di questo e quello mi pare davvero troppo. Del pari, proprio per questo, non prendere atto  che un ciclo storico, con le sue parole d’ordine e i suoi stili comunicativi, si è chiuso per sempre, sarebbe un errore altrettanto imperdonabile.

Scrivo allora alla Direzione del Pd tutta, con  la presunzione di farlo da un luogo, la Realtà, verso il quale gli attori di questa stagione politica hanno evidentemente perso troppi punti percentuali di aderenza. E non sono io a dirlo, sia chiaro: sono le urne.

Da questo luogo ormai remoto per chi si aggira fra le stanze del Nazareno, spero possa tuttavia giungere una novità sufficientemente fresca di vita e verità, della quale ho la presunzione di pensare che si debba fare tesoro. E la novità è questa: a milioni di potenziali elettori della prossima volta, delle beghe interne al Pd, non gliene importa assolutamente nulla. E non si tratta necessariamente di una brutta notizia, anzi.

Piuttosto, occorre ritrovare con urgenza l’arte della mediazione, della ricomposizione unitaria, in un partito dotato di sensibilità tanto diverse, che però non può permettersi di apparire come un’armata Brancaleone in una crociata già persa. Occorre mediare, ripeto, e occorre farlo nei luoghi deputati.

Occorre ricucire, senza la jattura di quello streaming continuo di interviste,  twitter, facebook, porta a porta, talk show, che è soprattutto flusso di incoscienza. La verità è che milioni di potenziali elettori della prossima volta, non ne possono già più delle parole in libertà, delle mosse e contromosse sulla scacchiera contro i nemici interni.  Perché intanto le urne hanno decretato un’unica certezza: il Pd deve stare all’opposizione. Nessuno si faccia venire dubbi su questo, nessuno pensi che possa bastare qualche settimana di elaborazione del lutto per ammorbidire la linea. Ne va della sopravvivenza del Partito stesso, della dignità di una comunità che ha pagato sulla pelle anni di insulti, di disprezzo, di illazioni becere e di fango. Il Pd deve stare all’opposizione proprio in nome di quella realtà incompresa, contro la quale andrà presto a  schiantarsi anche il carro dei vincitori.

I perdenti, nel frattempo, devono ridefinire con urgenza il modo stesso di considerarsi come un tutto che sia davvero più della somma delle parti, e adattarsi in fretta al nuovo compito che spetta loro.  Devono farlo avendo bene in mente una semplice verità: le correnti e correntine agitano e animano l’azione di un partito di governo con la stessa forza con la quale producono stagnazione in un partito di opposizione. Le correnti rivitalizzano l’azione di un partito di  governo tanto quanto annichiliscono la resistenza di quel fronte compatto che un partito di opposizione deve sbattere in faccia a chi governa male.

Quindi amici della Direzione Pd, datemi retta: insultatevi, accapigliatevi pure, ma a porte chiuse, e dopo uscite sorridenti e diteci dove vogliamo andare tutti insieme. Col tempo, vedrete, stare all’opposizione vi renderà più giovani, vi ammanterà di un ritrovato candore virginale. Mentre i vincitori si sporcheranno le mani con la maledetta complessità del reale, ammalandosi di potere, voi potrete coltivare sogni e desideri collettivi. Che i perdenti siano almeno belli, insomma, è il minimo che si possa chiedere a una sconfitta.

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