Scontro in Aula sul calendario della crisi, ora Salvini ha paura

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Sarà l’Aula del Senato oggi, alle 18, a dettare il calendario della crisi di governo

Sarà l’Aula del Senato oggi, alle 18, a dettare il calendario della crisi di governo. La decisione è arrivata dopo il nulla di fatto di ieri in conferenza dei capigruppo. I rappresentanti dei partiti non sono infatti riusciti ad approvare all’unanimità la data in cui il premier Giuseppe Conte dovrà svolgere le sue comunicazioni.

Pd, M5s, gruppo misto e Autonomie si sono espressi a favore del 20 agosto, mentre Lega e Fratelli d’Italia hanno indicato il 14 agosto per discutere la mozione di sfiducia del Carroccio contro Conte, che domani mattina sarà a Genova per ricordare le vittime del crollo del ponte Morandi.

Salvini ha fatto i conti e sa di non avere i numeri. Dunque stasera potrebbe palesarsi in Senato una nuova maggioranza.

Salvini insiste sulla crisi lampo e minaccia quindi di ritirare i ministri dall’Esecutivo. Una mossa che costringerebbe senza altre alternative Giuseppe Conte ad annunciare le dimissioni martedì della prossima settimana in Aula.

L’altro ostacolo che il leader della Lega dovrà affrontare è il voto sul taglio dei parlamentari. Alle 19, ci sarà la capigruppo della Camera, che deciderà anche la calendarizzazione della legge sostenuta dai Cinque stelle.

Il Pd finora non ha mai votato in favore della riduzione delle poltrone ma, in vista di un nuovo governo di scopo, qualcosa potrebbe cambiare. Intanto il presidente del PD Paolo Gentiloni ha convocato la Direzione del partito per mercoledì 21 agosto, alle 11. Al primo punto dell’Odg c’è la crisi di governo. Anche perché la proposta di “un governo politico di legislatura” sostenuto da una maggioranza composta da Pd e M5s, avanzata da Goffredo Bettini, sta trovando l’appoggio di diversi esponenti democratici, a partire da Maurizio Martina e Dario Franceschini.

Ma Nicola Zingaretti vuole innanzitutto che sia chiara la responsabilità di Salvini nel trascinare il Paese al voto e poi che il partito resti unito in questa fase difficile.

La vicesegretaria del Pd, Paola De Micheli, puntualizza: “Oggi come oggi non ci sono le condizioni per portare avanti un altro governo con questo Parlamento. La prospettiva più probabile sono le elezioni politiche. Non so che cosa deve dire Renzi, credo che la prospettiva con i Cinque Stelle non abbia i numeri in Parlamento e credo che Renzi abbia a cuore quanto me l’unità del partito. Mi auguro che quello che dirà sarà orientato a tenere unito il Pd”.

Se davvero Matteo Salvini andrà fino in fondo e, come atto di accusa, si dimetterà dal governo ritirando tutta la sua delegazioni, servirà un decreto del presidente della Repubblica che accetti le dimissioni, spiegano fonti di governo. E’ chiaro che sul piano politico il gesto della Lega sancirà con ancor più nettezza il venir meno di una maggioranza e la spinta di Salvini verso le elezioni. Ma il premier non intende venire meno al suo impegno di riferire al Parlamento e, mentre continua a lavorare da presidente del Consiglio (nel pomeriggio la visita a un centro anziani), prepara il suo discorso per l’Aula.

 

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