Scoppia la coppia Falcone-Montanari, annullata l’assemblea del Brancaccio

Sinistra

Annullato l’evento previsto per sabato 18 novembre. I due animatori di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza: “Scontro fra partiti non ci interessa”

Doveva tessere la tela che avrebbe riunito le varie formazioni della sinistra e invece il progetto sembra essere già naufragato.”L’assemblea di sabato prossimo, 18 novembre, è annullata. Quella che doveva essere una bella assemblea civica e programmatica rischia di trasformarsi in uno scontro tra partiti“. Lo scrivono in una nota Anna Falcone e Tomaso Montanari, i promotori di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, nata a giugno in un incontro al teatro Brancaccio di Roma. “In questo clima esasperato, l’organizzazione leggerissima su cui possiamo contare ci avrebbe impedito di garantire un andamento democratico e sicuro di questo incontro cruciale. D’altra parte, le scelte dei vertici dei partiti che avevano aderito al percorso (opposte nella direzione, ma simmetriche: e accomunate dal totale disinteresse per un processo trasparente, democratico e partecipato) rendono ormai comunque irraggiungibile l’obiettivo dichiarato e unico dell’appello di giugno, e di tutto il nostro impegno: la creazione di una lista unica a sinistra davvero innovativa e non solo partitica”, scrivono i due.

Montanari aggiunge poi, su Facebook e sul sito dell’Alleanza: “Oggi sento il dovere di denunciare pubblicamente che i vertici dei partiti della sinistra hanno deciso che, semplicemente, non vogliono questa unione più vasta possibile. Non vogliono questa alleanza con chi sta fuori dal loro controllo. I segretari di Mdp, Possibile e Sinistra italiana hanno scelto un leader. E questo ha risolto tutti i problemi: nella migliore tradizione messianica italiana”, scrive lo storico dell’arte riferendosi al presidente del Senato, Pietro Grasso, indicato da molti come possibile leader di una coalizione a sinistra del Pd. “Poi hanno lanciato un’assemblea, che si sta costruendo come una spartizione di delegati tra partiti, con equilibri attentamente predeterminati. E per di più un’assemblea che potrà decidere, sì e no, il nome e il simbolo della lista: ma non certo la leadership (scelta a priori, dall’alto e dal dentro), non il programma (collage di quelli dei partiti), non le liste (saldamente in mano alle segreterie). Un teatro, che copre l’obiettivo reale: rieleggere la fetta più grande possibile degli attuali gruppi parlamentari. Vorrei molto essere smentito: ma ho fortissimi argomenti per credere che, quando saranno note le liste, tutti potranno constatare che le cose stanno proprio così”.

La nota è un duro atto d’accusa nei confronti di quelli che dovevano comporre l’alleanza a sinistra del Pd ma che vengono messi sulla graticola dalle parole di Montanari e Falcone. Che però, già nel loro piccolo, mostrano di avere delle divergenze visto che hanno annunciato due documenti distinti. Uno della Falcone e uno di Montanari, che diffonderanno nelle prossime ore ma che già nelle modalità fanno capire la distanza che si è creata tra i due promotori dell’esperienza nata al Brancaccio. “Continueremo a lavorare insieme – dicono – in un modo completamente nuovo e del tutto autonomo”.

Oggi, durante la direzione del Pd, Matteo Renzi ha posto al centro del suo intervento il tema delle alleanza, da fare sulla base di “un dibattito serio” che non porti a “un mero apparentamento tecnico”. Un’apertura che guarda anche al prossimo 2 dicembre, quando i leader di Mdp, Sinistra Italiana e Possibile incontreranno a Roma per avviare quel progetto comune messo sotto accusa dal duo del Brancaccio. Che, a questo punto, si è già chiamato fuori dai giochi.

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