Se l’economia della Capitale non è più produttiva

Focus

Serve un’amministrazione comunale che sappia portare avanti un progetto riformista che valorizzi davvero il proprio patrimonio

Al livello statistico l’economia di Roma sforna dati positivi. È però solo apparenza. L’ultimo rapporto sulla “Situazione economica di Roma”, redatto dalla Camera di Commercio di Roma e presentato anche nel corso “Gestire la città” del forum Economy Dem del Pd Roma, fotografa una città dove sia il tasso di occupazione che il tasso di crescita delle imprese sono in rialzo. Si tratta però di una dinamica che, approfondita al livello analitico, dimostra un trend spurio, dove alla crescita quantitativa è speculare una decrescita qualitativa e disfunzionale del tessuto produttivo. Regredisce il livello prestazionale delle imprese e dei lavoratori, in un sistema economico in sofferenza e abbandonato a se stesso.

A Roma il tasso di occupazione è superiore alla media nazionale. Un andamento positivo, questo, che però non riguarda tutte le fasce di età. La disoccupazione giovanile a Roma è altissima: si attesta su valori superiori alla media nazionale (oltre il 40%). Tra il 2007 e il 2016 si registra un incremento di 190 mila occupati, ma solo per le fasce di età adulta. Si tratta di un innalzamento del “tasso di imprenditorialità”? O forse è un riflesso dovuto all’aumento della popolazione romana? Se dipendesse dal primo fattore, alla crescita occupazionale dovrebbe accompagnarsi anche una crescita del Pil. Questo avviene?

A Roma si assiste anche ad una crescita record del numero di imprese. Tra il 2007 e il 2016 sono 65 mila le imprese in più registrate alla Camera di Commercio. Si tratta in prevalenza di imprese attive nei settori di servizi alle imprese, alloggio e ristorazione. C’è quindi una sovradimensione antifunzionale tra servizi e produttività. Diminuiscono poi agricoltura e industrie manifatturiere. Il settore dell’artigianato resta tra i più critici. In 5 anni le imprese artigiane sono diminuite del 3,6%. Come per il tasso di occupazione, anche per la vitalità delle imprese si assiste poi a un “dramma giovanile”: la scarsa presenza di imprenditori under 30. Solo il 6,5% dei titolari e il 4,8% dei soci di imprese romane è under 30.

Il dato più sorprendente riguarda l’extra-nazionalità degli imprenditori. A Roma si evidenzia una forte crescita della componente straniera nell’economia. I titolari di impresa artigiana nati all’estero sono aumentati in 5 anni del 19,3%. Senza la componente straniera gli artigiani diminuirebbero dell’8,7%. Il dinamismo generale delle imprese e dell’occupazione a Roma sono pertanto dopati dalla miriade di piccole aziende “straniere” a basso valore aggiunto.

Si tratta di aziende e occupazioni a basso livello di know how, sradicate dal territorio e dalla cultura locale, impossibilitate, per dimensione e struttura interna, a fare sistema, ad attrarre capitali e a investire nell’innovazione. Sono aziende che non possono alimentare nessun sistema di sviluppo urbano. La loro crescita è pura espansione. Merci senza valore e lavoratori occupati in attività di basso profilo professionale, con un alto livello di precarizzazione. A testimonianza di ciò c’è l’abbassamento del tasso di produttività. Tra il 2007 e il 2015 il Pil nel Lazio (Roma rappresenta l’82,4% dell’economia romana) è diminuito del 9,6%, e il valore aggiunto pro-capite del 10,5%.

In un momento in cui la città di Roma dovrebbe investire nella propria reputazione e competitività, l’economia produttiva regredisce inesorabilmente. Di fronte all’inerzia capitolina, incapace di elaborare una seria politica industriale per rialzare il livello di “immagine” della città, il rischio è quello di vedere Roma “declassata”, incapace di investire, di attrarre capitali e di costruire un “brand” di valore. Roma ha bisogno di un nuovo progetto riformista e di governo, imperniato sull’economia produttiva, capace di valorizzare il proprio patrimonio. Occorre una nuova visione, un piano straordinario di intervento che metta a sistema i fattori che sono alla base dell’economia romana, proiettandoli verso un stadio più elevato di sostenibilità. Il Campidoglio, oggi, è in grado di fare tutto ciò? Attraverso la declassazione competitiva, Roma non è privata solo del suo futuro ma anche il suo passato: è la perdita dell’identità.


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