Se Salvini rincula

Focus

Il voler tornar indietro certifica la natura psicologica delle mosse sbagliate del ministro dell’Interno

Quel “telefono sempre acceso” evocato da Matteo Salvini ricorda penosamente l’amante che ha lasciato il tetto coniugale e, trovatosi da solo in mezzo a una strada, fa mostra di voler tornare indietro. Solo che i familiari non si fidano più e gli sbarrano la porta di casa gettandolo nella depressione – altro che mojto, qui ci vuole un cordiale – così che il rinculo del capo leghista rischia di essere patetico più di un filmetto italiano degli anni Quaranta.

Da questa buffa crisi agostana sta emergendo un Salvini alias Bruno Cortona, l’immortale personaggio di Gassman del Sorpasso: smargiasso e poveraccio insieme. Con la ovvia differenza che Bruno-Vittorio era stra-simpatico mentre Matteo è odioso.

In certi casi, e questo lo è, più della politica conta la psicologia. Non si spiegherebbe altrimenti l’incoerenza di un leader che promette sfracelli come se l’Italia fosse già piegata, nemmeno fosse Carlo VIII alla fine del Quattrocento (facendo disperare il povero Machiavelli alla ricerca di un coraggioso che fare?) invece essendo solo il caporione di un partito del 17%.

La psicologia, si diceva. Noi, non esperti del ramo, abbiamo consultato il sito dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva (IPSCO) e abbiamo trovato questa definizione:

La ciclotimia (o disturbo ciclotimico) rientra nel gruppo dei disturbi bipolari. E’ caratterizzato dall’alternarsi di periodi ipomaniacali e periodi di lieve depressione. Durante i periodi ipomaniacali la persona presenta un umore euforico, ottimismo eccessivo, sensazione che tutto sia possibile.

I pensieri si succedono rapidamente, la persona si sente piena di energia e aumenta l’attività, che può diventare disorganizzata e inconcludente. In alcuni casi l’episodio ipomaniacale è caratterizzato non da umore euforico, ma disforico, cioè caratterizzato da irritabilità, intolleranza, rabbiosità.

Nella ciclotimia, questi periodi sono intervallati da periodi di calo dell’umore che non rappresentano un vero e proprio episodio depressivo ma in cui la persona sente una perdita di interesse o piacere per le proprie attività, si sente triste e affaticabile, viene meno la capacità di concentrazione e possono essere presenti sentimenti di svalutazione e colpa“.

Ecco, il rinculo di Salvini – che verosimilmente non avrà effetti concreti sulla crisi da lui innescata – ci pare soprattutto figlio di un problema psicologico, del tutto curabile. Di un eccesso di confidenza nei propri mezzi. Di un parossistico amor di sé. Speriamo sia così, perché se dovesse trattarsi solo di pasticcio politico, allora sì, ci sarebbe da preoccuparsi. Per lui, che rincula in un deserto di affetti.

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