Sea Watch, le accuse di Salvini e Toninelli si sciolgono come neve al sole

Focus

Da giorni i ministri sollevano ombre sull’operato della Ong. I pm di Siracusa: “Nessun reato”. Ecco perché la nave è arrivata a Siracusa

“La Sea Watch è arrivata a Catania. Siamo contenti che il calvario per i nostri ospiti sia finito. Auguriamo loro il meglio, speriamo che l’Europa possa accoglierli e permettergli di vivere come meritano”. E’ con queste parole, affidate all’account twitter della Ong Sea Watch, che si chiude una vicenda che per 12 giorni ha tenuto 47 persone al largo delle coste siciliane, al centro di una disputa politica e propagandistica.

E a proposito di dispute politiche, sembrano sciogliersi come neve al sole le accuse rivolte alla Ong da Matteo Salvini e dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, divenuto ormai una specie di eco del suo più “illustre” collega. E’ dall’alba del 25 gennaio che i due gettano ombre sull’operato della Sea Watch, dicendo che ci fossero “elementi concreti” per sostenere che,  dirigendosi verso l’Italia, avesse disubbidito a indicazioni precise mettendo a rischio la vita delle persone.

A smentire questa ipotesi è stato per primo il pm di Siracusa Fabio Scavone, che dopo aver aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato ha chiarito che Petersen, il comandante, nel decidere di far rotta sull’Italia anziché sulla Tunisia “non ha commesso alcun reato” e ha detto di non aver “ravvisato elementi” per ipotizzare il reato di immigrazione clandestina.

È stata la stessa Ong, tramite la portavoce italiana, Giorgia Linardi, a rendere note le comunicazioni in quei giorni per chiarire la vicenda “in tutta trasparenza”. Il 23 gennaio alle 14.35 Sea Watch contatta il ministero delle Infrastrutture olandese, competente per la guardia costiera, e chiede un Pos, un ‘porto rifugio’ in Italia o a Malta dove riparare a causa del maltempo in arrivo. E in una seconda comunicazione indica Lampedusa come porto rifugio più vicino. La conferma che la richiesta è stata inviata all’Italia arriva dall’Olanda alla nave alle 16.11.

“Sea Watch – spiega Linardi – ha contattato autonomamente l’Olanda che, a sua volta, ha chiesto a Mrcc Italia e a Mrcc Malta di fornire un porto. Le autorità olandesi hanno poi ricevuto una risposta da Roma in cui si diceva che Lampedusa, che era lo scalo più vicino rispetto alla nave, non era un porto sicuro per ripararsi proprio a causa del ciclone che si stava per abbattere sul Mediterraneo”.

La risposta giunta dall’Italia viene inviata dall’Olanda alla nave alle 19:05. E in quella stessa mail si aggiunge: “considerata la distanza, la Tunisia sembrerebbe essere una buona alternativa. Manderemo un messaggio alla guardia Costiera tunisina”. Un passaggio, questo, confermato anche dal pm. “Era un suggerimento che era stato dato al comandante della nave – dice Scavone – Non una prescrizione. C’erano condizioni meteorologiche avverse, il comandante per motivi di sicurezza ha poi deciso di approdare a Siracusa”.

Fa sapere ancora Linardi che la mail inviata a Tunisi dall’Olanda “non ha mai ricevuto risposta” né “Sea Watch ha ricevuto più risposta dall’Olanda”. A questo punto il comandante ha deciso di puntare verso nord “in quanto era la rotta meno vessatoria per le persone a bordo, visto il peggioramento delle condizioni meteo”.

Con buona pace di Salvini e Toninelli, interessati più ad alimentare l’odio nei confronti di un nemico che a ristabilire la verità.

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