Malta apre i porti, l’ira di Salvini contro Conte

Focus

Raggiunto l’accordo in sede Ue: i 49 migranti sbarcheranno a La Valletta per poi essere distribuiti in 8 paesi. Ma a Salvini non sta bene neanche così

Tutti i migranti a bordo di Sea Watch 3 e Sea Eye “vengono sbarcati in questo momento”, a Malta.
Lo ha riferito il commissario europeo alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, dopo che la vicenda dei 49 migranti si è sbloccata grazie alla decisione di Malta di aprire i porti, a seguito dell’accordo trovato in sede europea per la distribuzione dei migranti tra vari paesi, tra cui l’Italia, che ne accoglierà una quindicina.

L’accordo è stato annunciato questa mattina dal premier maltese Joseph Muscat, che ha ringraziato Jean-Claude Juncker, Dimitris Avramopoulos e Martin Selmayr “per l’importante aiuto nel trovare una soluzione per Sea Watch 3 e per il trasferimento dei migranti salvati da Malta”.

Muscat ha dato la notizia via twitter, renendo noto l’accordo trovato con l’Unione europea, secondo il quale i naufraghi a bordo delle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye saranno trasbordati su mezzi militari maltesi e portati a terra per poi essere redistribuiti tra otto Paesi europei. I Paesi che partecipano all’accordo sono Germania e Olanda, che hanno aumentato la loro disponibilità a 50 migranti a testa, l’Italia che ne prenderebbe una quindicina e poi Francia, Portogallo, Irlanda, Romania e Lussemburgo.

Una buona notizia dunque, che sembrerebbe aprire la strada alla tanto agognata ripartizione dei rifugiati tra i vari paesi membri, e che potrebbe configurare, finalmente, una soluzione a un problema che finora ha riguardato soprattutto i paesi di primo approdo.

Per questo appare quanto meno singolare la reazione del ministro Salvini, che anziché plaudire a una soluzione da lui stesso più volte evocata (salvo poi ostacolarla in sede Ue), attacca, tanto per cambiare, l’Unione europea, affermando: “Mentre col premier e col ministro dell’Interno polacco parliamo di protezione delle frontiere esterne dell’Europa e di sicurezza, leggo che a Bruxelles fanno finta di non capire e agevolano il lavoro di scafisti e Ong. Sono e rimarrò assolutamente contrario a nuovi arrivi in Italia”.
Aggiungendo, in pieno stile machista: “Continuo a lavorare per espellere i troppi clandestini già presenti sul nostro territorio. Cedere alle pressioni e alle minacce dell’Europa e delle Ong è un segnale di debolezza che gli italiani non meritano”.

Parole che stridono con l’atteggiamento più prudente e “aperturista” del premier Conte. Salvini a questo riguardo ha detto: “Non si può prima dire e fare le cose e poi riunirsi per discutere. Nel governo bisogna parlare prima. Io non autorizzo niente”.

Contro il ministro dell’Interno c’è la presa di posizione di Sandro Gozi (Pd): “Salvini è tutto ‘chiacchiere divisa e distintivo’, continuando col suo bluff, dato che parla di chiusura dei porti sui social senza che sia mai stato impartito un ordine di chiusura formale da nessuno a nessuno. E oggi si arrampica sugli specchi da Varsavia cercando di salvare la faccia. Questa è l’Italia degli avvocati del popolo, dei Gilets, delle divise”.

Una reazione, quella di Salvini, che a voler pensar male più che dal caso specifico (si parla di poche diecine di persone, tra cui tre bambini piccoli) pare dettata dall’irritazione per un’Europa che finalmente sembra svolgere il suo ruolo, aprendo a una soluzione condivisa su uno dei temi più controversi di questo scorcio di millennio.

Una eventualità, quella di una Unione europea finalmente utile, che evidentemente fa salire il sangue alla testa al ministro dell’Interno, che deve così sentirsi privato del suo “nemico” preferito.

Una cosa è certa: in vista delle elezioni europee di maggio l’unica mossa che può scompaginare le carte della strategia già apparecchiata da populisti e sovranisti è quella, come è successo oggi, di un’Europa non più imbelle, capace di affrontare e risolvere le questioni che più stanno a cuore ai cittadini.

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