Sea Watch, chiesto l’intervento della Corte europea dei diritti umani

Focus

I presenti a bordo della nave hanno fatto ricorso alla Corte di Strasburgo per “impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”

Un intervento urgente della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco dei migranti. La richiesta è arrivata dalla nave Sea Watch 3, da dodici giorni in navigazione nel Mediterraneo con a bordo 43 migranti.
Lo ha reso noto la stessa organizzazione, che ha parlato di “misure provvisorie e urgenti” richieste per la Sea Watch 3, che la Corte può chiedere all’Italia di adottare per “impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”.

Perché può scattare il ricorso

La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha chiarito che il ricorso è stato fatto da singoli individui presenti a bordo, “che hanno il diritto di adire i propri diritti umani alla corte europea”.
“In particolare – ha detto Linardi in un video -, il ricorso è stato fatto in riferimento all’art.3 che descrive quello a bordo come un trattamento inumano e degradante e si chiede quindi alla Corte di indicare all’Italia delle misure che possano ridurre la sofferenza a cui le persone a bordo sono costrette, nell’interesse della tutela della loro dignità”.
Allo stato da Strasburgo hanno rivolto delle domande sia al governo italiano che alla nave, e le risposte sono attese a stretto giro.

Nelle scorse ore la ong Sea Watch aveva postato sui social l’itinerario percorso in questi giorni dalla nave, scrivendo: “Questa è la rotta della Sea Watch 3 degli ultimi giorni. Disegna il confine tra le acque territoriali italiane e le acque internazionali. 42 persone sono forzatamente tenute fuori. 42 persone che l’Europa, un continente di oltre 500 milioni di abitanti, non vuole”.

 

L’Europa e lo scaricabarile di Salvini

Sulla vicenda intanto è intervenuta anche la Commissione europea, che per bocca della portavoce Natasha Bertaud ha chiesto agli Stati membri “di tenere a mente l’imperativo umanitario”.
L’esecutivo comunitario “accoglie positivamente” la decisione delle autorità italiane di permettere “l’evacuazione” di alcuni migranti a bordo per ragioni mediche, ha fatto sapere la portavoce. Ma per la Commissione “è necessario trovare una soluzione per le persone a bordo”.

Del resto la Commissione europea non può fare molto altro, dal momento che la distribuzione tra gli Stati dei migranti può avvenire, per il momento, solo su base volontaria. Una norma che lega le mani all’Europa e che ha ricevuto, tra gli altri, l’avallo del governo gialloverde.

Una circostanza che pare non impensierire più di tanto il ministro dell’Interno – che su questa materia agisce ormai come il plenipotenziario del governo -, che senza scomporsi ha dichiarato: “L’Unione Europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile. Nave olandese, ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata “.
Insomma non una parola sul richiamo ai diritti umani, né sul fatto che, pur volendo “spedire” i profughi in Olanda o Germania, da qualche parte dovrebbero pur sbarcare.

 

Insomma, ancora una volta la sensazione è che in un momento di intensa campagna anti europea per la questione dei richiami di Bruxelles sul deficit, il governo provi a usare l’ennesima vicenda riguardante poche decine di persone lasciate in mezzo al mare in condizioni precarie – che tanto successo riscuotono in questa Italia diventata di colpo incattivita e chiusa – per aizzare l’opinione pubblica contro l’Europa.
Uno “spot” che sarebbe stato completo se la nave, anziché appellarsi a Strasburgo, avesse deciso di forzare il blocco dichiarando lo stato di emergenza, un’eventualità che per effetto del decreto sicurezza-bis, avrebbe esposto la capitana Carola Rackete a una multa fino a 50mila euro e al sequestro dell’imbarcazione

Il Pd: “L’Italia faccia la propria parte”

Sulla vicenda è intervenuto anche il coordinatore della segreteria del Pd, Andrea Martella, che ha affermato: “Non possono pagare il silenzio degli Stati comunitari i 43 esseri umani da dodici giorni in mare. L’Italia deve fare la propria parte facendo sbarcare immediatamente gli uomini e le donne dalla Sea Watch”. Mentre il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca, ha ricordato: “Il governo ha chiuso i porti ma ha aperto gli aeroporti di nascosto ad almeno 1.200 richiedenti asilo solo dalla Germania”.

E nel giorno di San Giovanni, patrono di Torino, l’arcivescovo della città ha fatto sapere che la diocesi del capoluogo piemontese “è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato i migranti della Seawatch”.

Mentre fa rumore il silenzio sulla vicenda del presidente del Consiglio Conte, così come dell’altro azionista di governo, quel Movimento cinque stelle che pure col descamisado Di Battista, negli ultimi giorni, è tornato a strizzare l’occhio alla sinistra, a quanto pare solo a chiacchiere.

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