Se il “nemico” sono 49 disperati, bambini compresi

Focus

Le navi Sea Watch e Sea Eye da giorni in attesa di un porto sicuro, mentre arrivano freddo polare e mare grosso. L’appello del Pd a Conte: “Aprite i porti”

L’eco delle parole di Sergio Mattarella sul valore dei buoni sentimenti e del Paese che ricuce non si è ancora placata, che già l’Italia, ma sarebbe meglio dire l’Europa, si trova di fronte all’ennesimo caso di quelli che, per l’appunto, proprio i principi evocati dal Capo dello Stato, che tanto consenso hanno ricevuto sui social e fuori, dovrebbe chiamare in causa.

Sta infatti diventando una vera e propria odissea quella per i migranti a bordo delle navi delle ong tedesche Sea Watch e Sea Eye, 49 persone in tutto, che da giorni aspettano invano – la Sea Watch addirittura dal 22 dicembre – che un porto europeo le accolga.

Oggi i volontari della Sea Watch – a bordo della quale si trovano 32 persone, tra cui tre bambini piccoli – hanno lanciato via twitter l’ennesimo appello, parlando di una situazione “non sostenibile e non umanamente giustificabile”, lanciando l’allarme sul rischio di “contrarre malattie” e di terminare presto beni come acqua e cibo.
A preoccupare volontari e passeggeri anche le temperature artiche in arrivo e il mare grosso, che rischiano di far diventare drammatica una situazione già difficile.

L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati, ha chiesto agli Stati europei di offrire un porto sicuro e garantire lo sbarco alle due navi, ma finora sul versante politico tutto tace.

In Italia il direttore del Consiglio italiano per i Rifugiati, Mario Morcone, intervistato dall’Adnkronos, ha sottolineato come sia inverosimile che “siamo più sicuri perché ci sono quaranta persone a bordo di una barca che naviga sul Mediterraneo in cerca di un approdo”.
“L’appello che voglio lanciare con forza – ha aggiunto – è quello di fare attenzione a non cadere nella strumentalizzazione, nell’illusione di una paura del nulla”.

Dal Pd è arrivato l’appello di Matteo Orfini, che rivolgendosi a Giuseppe Conte ha scritto su Facebook: “È lei il Presidente del Consiglio. Lei, non i suoi vice. Ed è lei che oggi ha la responsabilità di scegliere. Se sceglierà di mantenere i porti chiusi, sarà artefice di una barbarie e sue saranno le responsabilità per la sofferenza e i pericoli che quegli esseri umani dovranno superare per giungere in porti più lontani dei nostri. Le chiedo formalmente a nome del Partito Democratico di aprire i porti e accogliere quelle due navi”.

Mentre per la parlamentare Giuditta Pini “un continente e una nazione che hanno paura di 32 naufraghi non sono degne di essere chiamate tali”.

E in effetti quello che stupisce è la reazione rispetto all’esiguità dei numeri, appena poche decine di persone – tra cui bambini – a fronte di un numero di sbarchi crollato dell’80% negli ultimi due anni.

Insomma viene da chiedersi dove avvenga la distorsione tra lo spirito alto contenuto nelle parole di Mattarella e l’interpretazione al contrario che ne dà il governo, che dimostra con i fatti di ignorare bellamente il pezzo di Paese, sempre più numeroso, a cui il capo dello Stato ha dato voce.

Del resto il ministro dell’Interno lo ha fatto capire chiaramente, commentando il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica: “L’Italia ha riconquistato i suoi confini”, ha detto Salvini, confermando ancora una volta di voler trasmettere l’idea di un Paese in guerra.

Situazioni come quella della Sea Watch, dove il nemico sono pochi adulti disperati e qualche bambino piccolissimo, dimostrano però che la battaglia che l’Italia sta conducendo è, al massimo, contro sé stessa.

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