Liliana Segre nominata senatrice a vita, fu deportata ad Auschwitz

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La nomina di Sergio Mattarella, l’apprezzamento di Gentiloni

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita, la quarta donna nella storia della Repubblica a ricoprire questo incarico. Il premier Paolo Gentiloni ha commentato su Twitter: “La vita di Liliana Segre testimonianza di libertà. Da senatrice ci indicherà il valore della memoria. Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali”.

Il Presidente della Repubblica ha informato telefonicamente la neo Senatrice a vita della nomina.

Per la presidente Ucei Noemi Di Segni la nomina «risponde alla profonda esigenza di assicurare che l’istituzione chiamata a legiferare abbia a Memoria quanto avvenuto nel passato e sappia in ogni atto associare al formalismo della legge anche l’intrinseca giustizia e rispondenza ai fondamentali principi etici, in un contesto sempre più preoccupante nel quale l’oblio rischia di divenire legge oltre che fenomeno sociale».

Chi è Liliana Segre

Nata a Milano nel 1930 in una famiglia ebraica ma laica, venne espulsa dalla scuola a causa delle leggi razziali fasciste nel 1938. Arrestata insieme al padre mentre cercava di fuggire in Svizzera (venne  catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu tratta in arresto a Selvetta di Viggiù,Varese). Dopo sei giorni nel carcere di Varese venne trasferita prima a Como e alla fine a San Vittore, dove rimase detenuta per 40 giorni. Quindi venne deportata nel 1944 al campo di concentramento di Auschwitz.

Ad Auschwitz

Il  30 gennaio 1944 venne deportata con il padre, partendo dal “Binario 21” della Stazione Centrale di Milano. Raggiunto il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, fu internata nella sezione femminile. Non rivedrà mai più il padre, che morirà nel campo di concentramento in Polonia il 27 aprile 1944. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo (Como) il 18 maggio 1944, furono deportati ad Auschwitz, ove furono uccisi il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno. Alla selezione, le venne imposto e tatuato sull’avambraccio il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel capo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni “Union”, di proprietà della Siemens, lavoro che svolse per circa un anno.

Riuscì a sopravvivere e venne liberata l’anno successivo.

Qui il lungo racconto di Liliana Segre di quella terribile esperienza.

 

 

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