Il nuovo segretario del Pd proponga un patto unitario e virtuoso

Focus

Bisogna rilanciare l’unità europea contro chi vuole disgregarla

Il qualunquismo altro non è che un atteggiamento di indifferenza e di sfiducia nei confronti della politica e quindi la ricerca di spiegazioni e soluzioni semplici nella quotidianità, accettabili e comprensibili per l’Uomo Qualunque gianniniano. Il leghismo padano, che resta sostanzialmente secessionista e volgarmente borgheziano, con intense venature fascio populiste, vedi immigrazione e pensioni, oggi deriva parzialmente dal qualunquismo. Il populismo dovrebbe tendere al miglioramento della qualità della vita delle classi più povere, senza avere però una base dottrinale: è quindi confuso e confusionario. Il grillismo oggi deriva parzialmente dal populismo anche se Conte, insieme ad altri, dichiarandosi avvocato del popolo sembra
voler, ignaro o non, riferirsi a quel movimento russo, anteriore a Marx, che affermava il dovere degli intellettuali di servire il popolo. L’intersezione di questi due insiemi ha come risultato il governo giallo-verde-nero. Un altro insieme avente elementi che appartengono all’uno e all’altro, in sostanza il contratto di governo per esistere, e continuare ad esistere. Le castronerie che si ascoltano, in termini economici e
strategici, dalla prevalenza di questa maggioranza parlamentare sono una vera e propria evirazione della conoscenza. Siamo di fronte ad un ceto politico e ministeriale non progredito che in molti casi aggiunge alle carenze “tecniche” quelle lessicali e grammaticali, spesso oscene, al di là dei congiuntivi. Una vera e propria
barbarie in senso etimologico, forse una nuova teoria della comunicazione! E questi signori messi insieme hanno oltre il 50 % dei voti in Parlamento, e circa il 60%, ovviamente “sondaggistico”, delle intenzioni di voto di quelli che probabilmente andranno alle urne.

Di fronte a questo scenario popul-qualunquista, notoriamente non solo italiano, che, per alcune insofferenze dei propri bacini elettorali nei confronti di decisioni parlamentari, sta presentando lesioni complicate nel presunto tessuto governativo, riformisti e riformatori producono tensioni ipotizzando separazioni demenziali. La presunzione di alcuni di raggiungere alle Europee il 4% da soli è illogica, la nostra critica interna alla proposta di Calenda può e deve essere solo costruttiva. LeU non può che rientrare in termini di voto nel nostro parterre così come tutte le possibili
formazioni civiche Lib-dem. La presunta sinistra alternativa dovrà pur riflettere sull’inutile dispersione dei suoi voti che, come sempre, produrrà vantaggi alle destre.

Negare che questo sia il quadro piuttosto realistico della situazione elettorale italiana per le europee ritengo sia difficile. Il Pd, risolto il problema del segretario senza strascichi, rumori, ed inutili litigi, proponga un patto elettorale virtuoso e programmatico, chiaro, breve e comprensibile su quello che vuole per l’Italia e per l’Europa a tutte quelle forze lontane eticamente e culturalmente da questo governo. E lontane dal destrume degenerativo, serpeggiante anche altrove e desideroso di un accordo tra popolari e conservatori in Europa in modo da fare diventare il popolarismo organico alle destre. Vorrei ricordare che Sturzo, negli anni 30, in un congresso europeo, si alzò e se ne andò quando qualche popolare austriaco ipotizzava alleanze destrorse. Poi il povero Sturzo, su ordine papalino, propose a De Gasperi un’alleanza formale con le destre, per elezioni romane, che lo statista rifiutò seccamente. Noi abbiamo il dovere di fare tutto il possibile per evitare marasmi italici ed europei, perché con l’Europa ci giochiamo il futuro delle nuove generazioni. Solo un’Europa politica e progressista, culturalmente occidentale, compatta nei valori ed ancora capace di rappresentare il 25% del Pil mondiale, potrà risolvere il problema dell’occupazione, della piena occupazione che nuovi scenari lavorativi e tecnologici renderanno ancora più complesso. Così educando alla vera democrazia il resto del
pianeta in termini di diritti sociali e civili, calpestati da scenari religiosamente bigotti, liberisti, cosiddetti comunisti e quindi illiberali ed inumani. Purtroppo escludere il pericolo di recessione nell’eurozona non è prudente. Non tenere conto di alcune nostre vulnerabilità bilancistiche è presuntuoso. Uno stravolgimento del Parlamento Europeo, in senso sovranista, potrebbe indurre, unitamente alla possibile non breve stasi economica, una reazione dei mercati generante, con il supporto della vagante criminalità finanziaria, un’altra guerra socioeconomica tendente alla rottura dell’eurozona. Ecco perché realizzare l’unità politica europea, la funzione e l’azione della Bce a sostegno della possibile recessione, e l’apertura alla crescita sono azioni da compiere subito. Noi in Italia dobbiamo realizzare una rimbombante piattaforma europeista elettorale e prepararci a risolvere, in maniera duttile e non scioccamente ostinata, il problema che l’eventuale caduta di questo insano governo produrrà. Al fine di evitare che la gente comune alle beffe popul-qualunquiste aggiunga i danni che eventuali elezioni anticipate porteranno con sé in termini economici.

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