Segreti e regole d’ingaggio dei soccorsi in mare

Focus

Tutto inizia nel dicembre 2016 con la relazione di Frontex. Nelle ultime due settimane la strumentalizzazione politica

1 Quando e come inizia il caso Ong-immigrazione?

Il rapporto AFIC 2016 dell’agenzia europea Frontex (che ha compiti di sorveglianza delle frontiere europee; di attività di soccorso e di gestione dei migranti una volta giunti sul territorio italiano) è il primo documento ufficiale che a fine 2016 ipotizza connessioni tra le ong che operano nel Mediterraneo e le organizzazioni dei trafficanti. «C’è necessità – scrive Frontex – di chiarire la situazione anche per evitare ulteriori morti tra i migranti». A dicembre esce un articolo sul Financial Times. A febbraio 2017 alcuni quotidiani italiani parlano dell’attività di indagine in questo senso da parte della procura di Catania. Il quotidiano francese Le Monde pubblica un’intervista al direttore di Frontex Fabrice Leggeri che accusa le ong di «scarsa collaborazione con gli organismi di sicurezza».  Il 22 marzo la commissione parlamentare Schengen convoca e ascolto il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Il 23 marzo il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola La Torre avvia un’indagine conoscitiva tuttora in corso. Non c’è dubbio che la questione ha avuto larga eco nelle ultime due settimane soprattutto in chiave di speculazione politica da parte di Forza Italia e M5S.

2 Di cosa sono accusate le Ong?

Il procuratore di Catania elenca una serie di sospetti senza però averne le prove «soprattutto per le difficoltà di operare in contesti internazionali e marittimi». Tra questi: alcune ong riceverebbero direttamente telefonate dal racket dei trafficanti che operano in Libia per poter così intervenire in soccorso dei migranti nelle acque internazionali ma anche in quelle libiche. Indizi in questo senso arrivano dal alcune intercettazioni, non acquisite però da apparati italiani, e il fatto che le navi di soccorso delle ong spegnerebbero di proposito i propri rilevatori satellitari durante le operazioni.

3 Quante sono le Ong che operano nel Mediterraneo centrale e di quanti mezzi dispongono?

Sono otto le organizzazioni. Medici senza frontiere, Proactiva open arms, Sos mediterranee , Life boat, Save the children e Moas sono venute in Parlamento e hanno risposto a tutte le domande rivendicando il diritto-dovere di salvare vite in mare in base non solo all’etica ma citando gli articoli del codice di navigazione, della legge del mare e della convenzione Onu di Montego bay. Accusano una «speculazione politica e mediatica in atto per screditare il loro operato» e rivendicano la trasparenza dei propri bilanci. Tre Ong tedesche hanno rifiutato l’invito del Parlamento italiano di venire a deporre. Tutte le Ong hanno a disposizione otto navi e un aeromobile.

4 Chi altro opera nel Mediterraneo per contrastare il traffico di esseri umani?

Operano varie missioni: EUNAVFORMED (dell’Unione europea); TRITON (sotto l’egida di Frontex); MARE SICURO (italiana); SEA GUARDIAN (Alleanza atlantica). Nel dispositivo ci sono varie navi militari e mezzi aerei.

5 Quali sono i confini in mare?

La distanza di mare tra il porto di Pozzallo (Sicilia) e Tripoli è 281 miglia. Le acque territoriali misurano fino a 12 miglia dalla costa di ciascun paese. La missione europea Triton opera fino a 138 miglia a sud dall’Italia. Restano più di 150 miglia di mare aperto e non monitorato dalle imbarcazioni delle varie missioni. È in questo tratto di mare a ridosso delle acque libiche che si spingono, a proprio rischio e pericolo, le navi delle Ong.

6 Come avvengono le richieste di aiuto e i soccorsi?

Come ha spiegato in audizione il comandante di Eunavformed-Sophia ammiraglio Enrico Credendino, «tutte le attività di soccorso sono coordinate dal Centro di controllo della guardia costiera italiana (numero reperibile on line, ndr) che, dopo valutazione sui radar, invia alle coordinate da dove è arrivata la richiesta di aiuto la prima imbarcazione disponibile così come previsto dal diritto del mare». Dunque una nave delle varie missioni o una nave delle Ong. Il criterio è la più vicina. «Qualunque natante impegnato nei soccorsi è coordinato dalla Guardia costiera che, a sua volta, si coordina con il ministero dell’Inter – no per l’individuazione del porto di destinazione». MSF, in commissione Difesa, ha spiegato di «essere intervenuta 5 volte in acque libiche dopo aver sempre avvisato il Centro di soccorso e aver avuto il via libera delle autorità libiche». POA ha spiegato di aver operato «due volte in acque libiche» dopo aver informato la Centrale operativa della Guardia Costiera. Il diritto del mare non vieta alle imbarcazioni delle Ong di prestare soccorsi in acque libiche.

7 Perché i migranti salvati in mare vengono sempre portati nei porti italiani anche se sarebbero più vicini i porti libici o tunisini o maltesi?

La legge del mare e le convenzioni internazionali (Montego bay, Onu) impongono non solo che le richieste di soccorso in mare debbano sempre essere esaudite dalle imbarcazioni più vicine, ma anche che, una volta effettuati i soccorsi, la nave chieda di approdare «al porto più vicino e più sicuro». I porti libici e quelli tunisini non sono considerati sicuri. L’autorizzazione all’attracco arriva sempre dalla Guardia Costiera.

8 Quante interventi hanno fatto le Ong e quante le missioni internazionali?

L’ammiraglio Credendino attribuisce alle Ong il 30 per cento dei soccorsi. Le navi di EUNAVFORMED hanno compiuto l’11,8 per cento dei soccorsi. 9 Che fine fanno le imbarcazioni usate dai trafficanti? Sono state distrutte o affondate circa il 75 per cento utilizzate. EUNAVFORMED ha neutralizzato 414 imbarcazioni e distrutto oltre cento grandi imbarcazioni. Da un anno i trafficanti usano soprattutto gommoni regolarmente acquistati in Europa via internet.

 

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