Sei Nazioni, su il sipario. L’analisi tecnica (e sentimentale) di un torneo storico

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Inghilterra e Irlanda si giocheranno la vittoria finale. Per gli azzurri l’obiettivo è uno solo (non semplice): evitare l’ennesimo “cucchiaio di legno”

Quattro punti per chi vince, zero per chi perde, due per il pareggio. Un punticino in più per chi marca quattro mete e per chi perde con sette o meno punti di scarto. Sabato 4 febbraio si alza il sipario sul Sei Nazioni 2017. Sarà un’edizione a suo modo storica per il torneo di rugby più antico e affascinante del mondo perché da quest’anno verrà introdotta una novità fondamentale: il bonus. Un modo diverso di assegnare i punti che determinerà la classifica finale e che andrà a privilegiare lo spettacolo, il gioco d’attacco, la ricerca della marcatura fino all’ultimo minuto.

Ai nastri di partenza le gerarchie sembrano abbastanza definite. Inghilterra super-favorita con un numero infinito di giocatori di primo livello (in un articolo del Guardian sono stati proposti ben cinque XV – 75 giocatori – potenzialmente titolari), 14 vittorie di fila (dopo la delusione del mondiale casalingo) e un allenatore geniale, Eddie Jones, in panchina.

Dietro i “bianchi” c’è subito l’Irlanda, che negli ultimi dieci anni ha sviluppato un rugby ormai riconoscibile e soprattutto vincente. Le province irlandesi adottano lo stesso schema nel torneo celtico o nella Champions e affrontarle è sempre un calvario. Sulla carta sono inferiori agli inglesi ma i ragazzi guidati da Joe Schmidt giocheranno a Dublino l’ultimo turno proprio contro l’Inghilterra. E negli scontri diretti non temono nessuno, come hanno imparato a loro spese gli All Blacks nel test match autunnale di Chicago.

Francia e Galles arrivano al torneo con poche velleità di vittoria ma sicuramente diranno la loro, come sempre. I transalpini stanno rispolverando sprazzi di rugby-champagne con il nuovo allenatore Guy Novès, dopo gli anni bui di Philippe Saint-André, ma non sono ancora al livello di Inghilterra e Irlanda. I dragoni di Cardiff sono una certezza e fanno della loro solidità il punto di forza. Devono però fare i conti con molti infortuni e giocheranno tre match su cinque lontani dal Millennium.

Poi c’è la Scozia che secondo molti addetti ai lavori (compreso chi scrive) potrebbe essere la vera sorpresa del torneo. I ragazzi di Gregor Townsed arrivano all’edizione 2017 del Sei Nazioni forti di una crescita esponenziale registrata negli ultimi anni che li ha portati a sfiorare la semifinale mondiale e a giocare i test match di novembre ad altissimo livello. Il lavoro fatto dalle due franchigie celtiche (Glasgow in particolare, che per la prima volta nella storia ha raggiunto i quarti di finale di Champions Cup con un devastante 43-0 in casa dei Leicester Tigers, non proprio gli ultimi arrivati) sta dando i suoi frutti e la presenza di alcuni fuoriclasse veri (dal capitano-mediano Greig Laidlaw all’estermo Stuart Hogg) garantiscono alta competitività.  Il match d’esordio con l’Irlanda a Murrayfield sarà un primo significativo banco di prova.

E infine l’Italia. Inutile nascondere che gli azzurri partono ancora una volta con gli sfavori del pronostico, nonostante il calendario, che prevede tre partite in casa e due lontane dall’Olimpico. Sulla carta, anche a causa di alcuni infortuni eccellenti (Simone Favaro su tutti, speriamo solo per il match d’esordio di domenica contro il Galles), i nostri non reggono il confronto con gli altri. Basti pensare che nel XV che affronterà i dragoni a Roma ci sono ben 13 giocatori su 15 provenienti dalle due franchigie di Pro 12, Benetton e Zebre che navigano da anni nelle ultime due posizioni della classifica.

Ancora una volta il destino della Nazionale sarà in buona parte sulle spalle di capitan Sergio Parisse, recordman di presenze con la maglia azzurra e fuoriclasse assoluto nel campionato francese. La speranza è che il nuovo clima instaurato dal coach irlandese Conor O’Shea e dal suo staff (dopo gli anni tristi di Jacques Brunel) possa infondere fiducia e spingere i ragazzi oltre i propri limiti tecnici, come già successo a Firenze nella storica vittoria contro il Sudafrica (seguita però da una preoccupante sconfitta con Tonga). La partita di domenica (ore 15) contro il Galles sembra (lo diciamo a bassa voce, così a Cardiff non ci sentono) la più “abbordabile” (se potessimo mettere qualche virgoletta in più, lo faremmo). Parisse è convinto: “Fidatevi, non vi deluderemo”.

Non ci resta che chiudere gli occhi e cominciare a sognare, sperando di non essere risvegliati da un brutto incubo (che nella fattispecie avrebbe le sembianze di un brutto cucchiaio di legno).

Ad ogni modo, comunque vada, sarà ancora una grande festa. Buon Sei Nazioni a tutti!

P.s. Tutte le partite del Sei Nazioni saranno trasmesse su DMax, canale 52 del digitale terrestre e 136 della piattaforma Sky

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