Senza Philip Roth, il più grande scrittore americano (e non solo)

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L’autore di Pastorale americana aveva 85 anni

È morto Philip Roth, grandissimo romanziere americano, autore di capolavori come Pastorale americana, Il lamento di Portnoy, La macchia umana e decine di altri romanzi. Aveva 85 anni.

Roth è stato certamente fra i più grandi scrittori americani di sempre, ha raccontato col suo inconfondibile stile denso di humour ebraico e di drammaticità novecentesca le inquietudini intellettuali e morali dell’uomo contemporaneo.

Non vinse mai il Nobel, e questa era diventata quasi una cosa comica, stante l’enormità del valore della sua opera letteraria.

Poco tempo fa aveva annunciato di non voler scrivere più, segno di un’inequivocabile stanchezza interiore, di un affaticamento intellettuale, chissà se presagio di un decadimento fisico fino a quelle estreme conseguenze di cui oggi scriviamo.

L’opera di Roth è estremamente multiforme, prolifica, pirotecnica: eppure è compatta, quasi si trattasse di un unico, gigantesco libro. Che è esattamente quello che succede ai grandissimi, ai Balzac, ai Dostojevski, ai Mann. Oltre 30 romanzi, difficile scegliere i titoli più importanti: oltre ai tre ricordati, vanno certo citati Il complotto contro l’America (di cui è riparlato dopo l’elezione di Trump), Ho sposato un comunista, Nemesi, Indignazione e tanti altri.

Lo scrittore, che ha vissuto a New York e nel Connecticut, è divenuto celebre per aver scandagliato l’esperienza ebraico-americana nei suoi oltre 30 romanzi. Roth disse di aver raggiunto un punto di svolta quando si rese conto che avrebbe potuto usare il suo stesso mondo come materia prima letteraria, che si trattasse della sua educazione o della sua città natale Newark, in New Jersey. “Non puoi inventare dal nulla, o io certamente non posso”, affermò in un documentario del 2011. “Ho bisogno di una realtà, mi basta strofinare due pezzi di realtà insieme per dare vita ad un fuoco di realtà”. Ma la gigantesca statura di Roth sulla scena letteraria deriva dall’universalità del suo messaggio, spiegata alla perfezione con le sue stesse parole: “Non scrivo ebreo, scrivo americano”.

Una voce che mancherà, quella di Philip Roth, grandissima figura letteraria che resisterà nel tempo, sempre.

 

 

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