“Uomo del dialogo al servizio del progresso”. Mattarella ricorda Massimo D’Antona

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Sono passati 19 anni da quell’omicidio apparentemente inspiegabile ed imprevedibile

“I brigatisti lo colpirono con ferocia disumana, quando già il terrorismo rosso era stato sconfitto, isolato, e di fatto ridotto a bande di killer. D’Antona aveva dedicato la propria vita al diritto del lavoro e, nelle trasformazioni del nostro tempo, si era impegnato per rafforzare i principi costituzionali. Nella delirante visione dei terroristi, D’Antona è diventato, come i suoi colleghi Ezio Tarantelli e Marco Biagi, un simbolo da annientare”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio in ricordo del giuslavorista ucciso dalle Br.

Sono passati 19 anni da quel 20 maggio del 1999

Erano da poco passate le 8:00 di mattina quando il professor Massimo D’Antona, consulente del Ministero del Lavoro, si apprestava a uscire dalla sua abitazione di via Salaria a Roma per recarsi al lavoro nel suo studio situato a poca distanza dal suo appartamento. Un commando delle Nuove Brigate Rosse lo freddarono in mezzo alla strada. Un omicidio apparentemente inspiegabile ed imprevedibile.

Olga D’Antona, moglie del professore racconta: “Era un intellettuale, un lavoratore, attraverso la consultazione delle parti sociali cui cercava soluzioni possibili, concrete, realizzabili…per questo lo hanno ucciso”. Era un lottatore, un uomo di sinistra, stimatissimo dai suoi colleghi, convinto che la modernizzazione dello Stato e delle amministrazioni pubbliche non è un terreno di scontro politico.

Autore di diverse monografie e saggi, D’Antona prestò particolare attenzione ai temi delle garanzie del diritto al lavoro e alla privatizzazione del pubblico impiego; è stato anche tra i fondatori della rivista Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni.

Per il barbaro omicidio, nel 2005 arriva il verdetto da parte della Corte d’Assise di Roma: ergastolo per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma, esecutori materiali del delitto.

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