Servono un programma e più autorevolezza

Focus

Pansiamo anche a un governo ombra

Fra rottamazione ed il concetto grillino “chiunque può fare politica se quattro gatti lo dicono online ci può essere in comune solo un possibile filo giovanilista, nient’altro. Ma per rottamare una classe dirigente ne devi avere una migliore e questo da noi, nella sinistra, non è successo. Del resto i migliori del governo Renzi sono stati quelli vicino ai sessanta e gli ultra sessantenni, oggi più che settantenni e restano il meglio. Nel governo giallo verde gli unici credibili sono Moavero, Tria e Savona oggi alla Consob. Giorgetti è un competente, per anzianità parlamentare e professionale, ma ha origini secessioniste e quindi dannose per il paese. Per il resto siamo circondati da una onagrocrazia, prodotta ovviamente anche dai nostri errori, da nostre scelte. Non ne abbiamo indovinata una, dalla Liguria in giù, ad oggi. Le terre della Resistenza, di Bella ciao, consegnate a post repubblichini fiammeggianti ed a simpatizzanti di Casapound grazie ai nostri tristi errori. Per non parlare del 2008 quando sul Campidoglio la destra scrisse Veltroni santo subito”. Perdemmo il governo ed era numericamente certo e consegnammo un’Italia in ordine al solito berlusconismo e alla recessione internazionale alle porte -, ma perdere Roma dopo l’evidente vittoria al primo turno fu l’espressione del nostro intestino ammalato, cosa ripetuta a Torino con Fassino. Abbiamo recuperato Roma con uno come Marino, in danno di due romani che avrebbero fatto certamente meglio, poi lo abbiamo disarcionato – non era il meglio perché convinto caratterialmente di aver fatto chissà cosa come medico e di poter fare chissà che cosa come politico e quindi incompatibile con la realtà – e poi abbiamo giocato a bocce con Giachetti a Roma e la Valente a Napoli certi di non accostarci “al boccino “, una roba da mal di testa cronico. E contestare a viso aperto la prima indicazione di Marino e poi quelle di Giachetti e della Valente mi costò l’essere accomunato a Cassandra, mentre era solo una semplice analisi logica.

Caro Zingaretti, ci dobbiamo mettere d’accordo programmaticamente. Viviamo in sostanza da dodici anni una crisi endemica. Germania e Francia si sono fatti gli affari loro per anni – del resto l’europeismo ottocentesco, tedesco e francese, prevedeva comunque come capitale d’Europa Parigi o Berlino –, nell’universo germanico era evidente il desiderio di un quarto Reich economico. Dodici anni di guerra con morti e feriti, aumento della povertà, aumento della disuguaglianza sociale, la politica cameriera dell’economia finanziaria: il governo Monti salvò l’Italia a caro prezzo ed ebbe il sostegno di Berlusconi perché mantenne gli impegni da quest’ultimo assunti in Europa, il resto sono chiacchiere. Al di là del problema pensionistico che andava affrontato con più lungimiranza per evitare un boomerang ideologico. Schierarci con i contabili o con facce da c. come Juncker e Moscovici senza spiegare che purtroppo era il male minore per sopravvivere ha prodotto il 52% fra Cinque Stelle e Salvini. Anche se oggi, fuori dal Parlamento, a parti invertite. E questo perché il fidanzato della figlia di Verdini, che ha problemi seri, giudiziari ed estetici, urla di più appellandosi, come dice Cacciari, da presunto socialdemocratico degli anni sessanta, al diritto alla pensione, ai lavori usuranti, alla diminuzione delle tasse per tutti i ceti sociali, allasicurezza nelle strade, strizzando l’occhio al cattolicesimo bigotto e con una cazzata al giorno, ieri l’autonomia prodromica della secessione reale, cerca di allontanare i problemi veri. Del resto uno che ha affermato in televisione, un anno fa su mia indicazione un gruppo di grandi economisti sta studiando per l’Italia come uscire dall’euro in caso di crollo della moneta più probabile che mai” è da rimandare a fare il consigliere di municipio. Se al 52% aggiungiamo il berlusconismo decadente e la presunta sinistra che si dice tale, superiamo abbondantemente il 60% dei voti validi alle europee e quindi quasi la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto che, senza capire, non vogliono quest’Europa perché per loro dannosa. Bisogna porsi il problema di avere l’autorevolezza, comportamentale e strategica, per andare in Europa e dire che senza investimenti pubblici, senza “uso”della moneta, senza duttilità democratica nei confronti dell’impresa, senza riduzione della disuguaglianza sociale, quindi senza un capitalismo diverso obbligato dalla politica ad inventare ed innovare, vedi Schumpeter che aveva capito molto, e quindi senza Keynes, corroborato dal nostro Sraffa, non usciremo dalla crisi che è realisticamente europea. E che solo Italia, Francia, Germania, Spagna – millenariamente romane – e chi ci vuole stare alle condizioni sociali occidentali, possono, insieme e con governi simili, e con più Roosevelt, risolvere il problema. Iniziamo a preparare un programma compatibile con la realtà che ci circonda ed una squadra qualificata per professionalità politico economica, per fare governi ombra pronti a collaborare nell’interesse del Paese, a criticare ed orientare secondo le nostre visioni, a sostenere Mattarella nelle decisioni che prenderà nel caso perdurino le cazzate di questo governo e quindi arrivi la sua caduta. Al di là del fatto che la maggioranza di tutti quelli che siedono in Parlamento preferirebbe restarci, comunque, per evitare il rischio di mancate conferme, più che possibile e giustificato anche per i nostri rappresentanti.

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