Sette regole per l’opposizione

Focus

Bisogna individuare temi e oggetti che facciano uscire l’opposizione Pd dal palazzo e che siano in sintonia con la società

Il governo Conte (ma si dovrebbe chiamare il governo Di Maio-Salvini) è nato: bravi quelli che l’avevano detto subito o quasi subito, giudicando da come la coppia s’era mossa assumendo il controllo pieno delle cariche parlamentari.

Il Pd non poteva che stare all’opposizione e all’opposizione sarà. Anche questo era nella logica delle cose; gli eventi, oggettivamente analizzati, lo hanno mostrato. Basta leggere il programma, basta pensare alla sceneggiata su Savona. I due gongolano al potere, e si può capire: ma qualcuno gli deve dire che almeno le comiche finali (che poi erano cosa serissima) ce le dovevano risparmiare. Si discuterà a lungo come i protagonisti si son mossi: ma un dato è irrefutabile, davvero irrefutabile. Il governo che nasce è esattamente quello che sarebbe nato cinque giorni prima se solo non avessero fatto le bizze su Savona, costringendo il Presidente a respingere il loro ukaze ottuso (che puntava a umiliarlo). Avrebbero evitato che il mondo ci ridesse dietro, avrebbero risparmiato consistenti perdite in borsa, e soprattutto una perdita di credibilità che durerà chissà quanto (prima di tutto per loro ma poi, ed è quel che conta, per l’Italia). Speriamo almeno la lezione sia servita a qualcosa. Speriamo che si rendano conto che c’è un presidente che non rinuncia alle sue prerogative (penso in particolare al potere di rinvio, specie in relazione agli artt. 81 cost. e 97 su bilanci e sostenibilità del debito).

All’opposizione dunque. Come?

Primo. Individuare temi e oggetti che facciano uscire l’opposizione Pd dal palazzo, che siano in sintonia con la società. Con la gran parte maggioritaria civile e produttiva della società, aggiungo. Certo coloro che sono ancora in difficoltà: ma anche il grosso del nostro grande Paese che lavora, produce, consuma e vuole lavorare produrre consumare di più e meglio con più efficienza.

Secondo. Questa sintonia però va cercata con quella parte della società che è meno sensibile alle sirene populiste, che ragiona, che parte dai fatti. Anche dall’opposizione la concorrenza coi populisti non ce la possiamo permettere: perché è sbagliata nel merito, perché non paga. Per dirla in chiaro: se per caso la dura realtà induce la nuova maggioranza a rinunciare ad alcune folli promesse, si dovrà stare attenti e criticarla per aver promesso la luna (e la luna sbagliata), non per non darla la luna!

Terzo. Evitiamo di gridare all’attentato alla Costituzione ogni quarto d’ora. Questi – lo sappiamo – faranno politiche che noi consideriamo dannosissime: ma non tutte saranno in violazione della Costituzione. Se no finisce come la storia di quello che gridava “al lupo al lupo”. Teniamoci l’accusa di illegittimità costituzionale per le cose serie, per le emergenze: ne potremo aver bisogno. Per il resto affidiamoci alle liti strategiche, ai tribunali, alla Corte costituzionale.

Quarto. Usiamo con parsimonia l’ostruzionismo. Certo: ai nostri governi non è stato risparmiato. Ma l’ostruzionismo lo si fa anche quello una volta l’anno, sulle scelte più gravi. Se no è solo “fare opposizione all’italiana”: ma opposizione non è impedire di governare, ma cercare di influire e mostrare che chi governa sbaglia, imponendo nitide assunzioni di responsabilità. Oltretutto non pagherebbe! S’è imposta la parola d’ordine: “proviamo a farli governare”. In effetti di governare han diritto. Che sbaglino e che paghino.

Quinto. Individuiamo grandi cavalli di battaglia. Uno è l’antisovranismo; l’altro connesso è l’integrazione europea e come continuare a promuoverla, facendo capire che la sovranità vera la si tutela in e con l’Europa, gli interessi nazionali si difendono in e con l’Europa. Il terzo sono le riforme istituzionali, indispensabili a prescindere. Quel che succede in queste ore lo mostra bene. Il mondo intero teme i danni che M5S e Lega faranno (perché vanno al di là dell’Italia): ma preferisce un governo qualsiasi (anche il loro) all’incertezza e all’instabilità. Quindi c’è davvero un interesse di tutti alla governabilità. Di nuovo: loro (e non solo loro) questo non l’hanno capito quando ci abbiamo provato noi. E’ un motivo in più per far vedere la differenza. Non è l’istituzionalizzazione dell’inefficienza la terapia contro le politiche sbagliate!

Sesto. Un’opposizione seria non può essere un pollaio in cui ci si divide fra oppositori, ostruzionisti e collaborazionisti più o meno mascherati. Facciamo il congresso e si riparta senza perdere l’opportunità di poter interpretare l’unica opposizione credibile con l’unica classe dirigente alternativa di cui il paese dispone. I gruppi votino e poi in aula tutti insieme, sempre.

Settimo. Oltre alla minima unità, ci vuole leadership. Qui la faccenda è più delicata, me ne rendo conto. Ma non ci sono versi: la politica contemporanea impone che il Pd si dia una leadership chiara, nitida, rispettata, autorevole che parli al partito e al paese. Non esiste alternativa.
Viva la Repubblica!

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