Sfiducia nel governo, gli investitori scappano

Focus

Il crollo degli investimenti nel mese di maggio certifica i crescenti timori sul futuro dell’Italia

Il giudizio sul governo gialloverde da parte dell’opinione pubblica internazionale vacilla sempre più tra l’incerto e il negativo. Almeno fino ad oggi. A certificarlo sono i numeri legati agli investimenti sul nostro Paese e, soprattutto, il rendimento dei titoli di Stato italiani (leggasi spread) che continua a crescere, nonostante la formazione di un governo politico.

Si tratta di due punti di vista differenti che testimoniano in maniera oggettiva lo stesso concetto, ossia la mancanza di fiducia e i forti timori sul futuro del nostro Paese.

In primo luogo c’è un netto crollo degli investimenti. A guardare il Target 2, il sistema di pagamenti della zona euro – lo evidenzia molto chiaramente oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera – soltanto nel mese di maggio gli investitori hanno disinvestito circa 38 miliardi di euro dai mercati finanziari italiani. Stiamo parlando del sistema con cui le banche centrali dell’Eurozona si scambiano in tempo reale le risorse per far funzionare il rispettivo sistema finanziario nazionale. E lo sbilancio italiano, secondo i dati di Bankitalia, è balzato a 465 miliardi di euro a maggio dai 426 di aprile: con un incremento, appunto, di circa 38 miliardi. Il balzo più alto da marzo 2012. Non è certo un dato irrilevante, considerando che mostra in quale direzione vanno i grandi flussi finanziari e visto che potrebbe rappresentare solo il primo step di una vera e propria fuga di capitali.

C’è poi l’altro aspetto con il quale, purtroppo, siamo ormai tornati a convivere da qualche settimana: lo spread e i crolli di Piazza Affari. Anche oggi stiamo assistendo a un’altra giornata di passione, con il differenziale tra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi che è risalito fino a quota 280 punti base. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda i titoli a breve scadenza, i cui rendimenti continuano a salire, testimoniando che la speculazione in atto ha degli aspetti di paura reale e concreta: si fugge in quanto si teme possa accadere qualcosa di negativo nel breve. Al punto che i rendimenti a 9 mesi dell’Italia, ieri, hanno superato quelli della Grecia. Qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa.

Sebbene in tutto ciò possa esserci una dose inevitabile di speculazione, è bene ricordare – e sottolineare –  che quando i grandi investitori muovono i loro fondi non lo fanno rappresentando una qualche malvagia elité di potere – come spesso le forze populiste sono solite raccontare – ma seguendo una logica di mero investimento. Perché rischiare i propri denari in un Paese che potrebbe andare a scontrarsi contro un muro attraverso lo sforamento dei conti pubblici o, ancora peggio, a seguito di una paventata e catastrofica uscita dall’euro?

D’altra parte fino a quando i probabili sottosegretari all’Economia (gli anti-euro leghisti Borghi e Bagnai) continuano a sferrare fendenti contro il sistema creditizio, evitando al contempo rassicurazioni a favore della moneta unica, è chiaro che gli investitori internazionali proseguano sulla strada della fuga. Soltanto ieri, solo per fare un esempio, Bagnai si è detto pronto a bloccare le aggregazioni fra banche di credito cooperativo, cosa di cui invece quegli istituti avrebbero urgente bisogno per sostenere al meglio le turbolenze finanziarie.

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