Si sgonfia la tensione al Senato. Ma è rottura fra Pd e Mdp

Focus

Sì alle mozioni di Pd e Idea. No a Mdp, Lega e Si.

Si sgonfia la tensione al Senato sulle mozioni Consip ma la vicenda scava un solco profondo fra Pd e scissionisti, l’Mpd di D’Alema e Bersani. Tanto che i dem gli chiedono esplicitamente: “Fate ancora parte della maggioranza?”

La vicenda Consip diventa così il teatro dello scontro finale tra Mdp e Pd. Gli ex democratici, Miguel Gotor in testa, presentano in Senato una mozione che chiede due cose: il rinnovo dei vertici della centrale acquisti della PA, e fin qui nulla la discosta dalle altre 4 mozioni in discussione in aula al Senato, e il ritiro delle deleghe al ministro dello Sport Luca Lotti.

Accade che il presidente Grasso scelga di seguire l’ordine del giorno e dunque di procedere con l’esame delle mozioni, nonostante il Cda della società pubblica sia decaduto e siano in molti a domandarsi che senso abbia andare avanti con richieste di azzeramento e rinnovo della dirigenza quando di fatto questo processo è già nelle cose: c’è solo da aspettare il 27 giugno, quando verrà riunita l’assemblea degli azionisti. Ma le mozioni restano in piedi: troppo forte il richiamo di uno show mediatico che infatti va in onda, puntuale, nell’emiciclo di palazzo Madama.

“Invito a riascoltare l’intervento di Gotor di questa mattina: è stato il più duro di tutti contro il governo. Allora: da che parte stanno? Lo dicano chiaramente perché non si può essere in maggioranza in tutte le commissioni e anche al governo e poi votare contro, sparare a zero, al rischio di far saltare l’esecutivo. Il governo non è un menu alla carta”. Chi parla così è Andrea Marcucci, che nel Transatlantico del Senato si sfoga con i cronisti. E’ stato lui a chiedere espressamente a Gentiloni di fare una verifica politica su Mdp.

“Il voto su una mozione non può  mettere a rischio la vita del governo però senza dubbio questa presa di distanza di Mdp rispetto al governo Gentiloni mi sembra preoccupante. Le parole di Gotor mi sembrano politicamente insostenibili“, spiega ancora Marcucci.

Nessun incidente sulle mozioni: “Ogni gruppo si voterà la sua e amen”, prevede un senatore. Insomma, un po’ di scena, niente di più. Non c’è molta voglia di andare a votare qui al Senato, si sa. E alla fine non ci sono operazioni trasversali tese a mettere in difficoltà il governo: passa la mozione della maggioranza a prima firma del capogruppo del Pd Zanda e quella, in versione riformulata di Andrea Augello (Idea) . Respinte le altre mozioni: quelle di Mdp, Sinistra Italiana e Lega.

“Viene da chiedersi come farà il governo ad affrontare le prossime tappe, la legge di stabilità anzitutto, con pezzi di maggioranza che remano contro, meglio la verifica ora”, continua Marcucci.Però la vicenda delle mozioni su Consip, che in ogni caso ha preoccupato la maggioranza visto che a palazzo Madama lo scarto con l’opposizione è talmente ridotto da richiedere la presenza quasi per intero del governo alle votazioni, riaccende la guerra degli ex compagni di partito: Bersani risponde a chi accusa Mdp di ambiguità rassicurando sull’appoggio a Gentiloni, ma poi aggiunge: “non ci chiuderanno la bocca”.

E Gentiloni cosa farà? Allarga le braccia, il senatore del Pd.


 

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