Si tratta ancora. Emiliano in campo, i Giovani Turchi non si spaccano

Focus

Non bisogna dare nulla per scontato, nulla per certo e il clima di queste ore è quello di un estremo tentativo

Bersani sarà all’assemblea di domenica, Emiliano non rinuncia, i turchi non si spaccano più di tanto e l’ipotesi candidatura di Orlando sale e scende come lo spread. Nelle ultime ore le quotazioni sembrano al ribasso, anche perché, appunto, l’annunciata spaccatura della componente della quale è il leader, insieme a Matteo Orfini, non c’è stata. Dopo una lunga riunione alla Camera, è stato firmato un documento unitario che parla di “confronto programmatico prima della scelta della leadership” e “messa al bando della parola scissione”.

Scissione che però è ancora nell’aria e questa sera all’assemblea dei gruppi parlamentari, ufficialmente convocata per discutere di legge elettorale, potrebbero esserci sorprese: da giorni aleggia la minaccia di una fuoriuscita di deputati e senatori dal Pd. La minoranza sarebbe intenzionata a presentare una serie di documenti con cui chiedere che il partito si impegni per togliere i capilista bloccati dalla legge elettorale.

Insomma: non bisogna dare nulla per scontato, nulla per certo e il clima di queste ore è quello di un estremo tentativo, da parte di qualcuno, per riunire, e quello altrettanto estremo, di rompere. Si chiama teoria dei giochi: e sarebbe bello che si arrivasse a un punto di equilibrio che presenti il massimo risultato per tutti, in un gioco cooperativo, con un risultato win-win per il Pd.

Ma tant’è. Al momento, ma i mercati sono ancora aperti, sembra perdere quota l’operazione anti-scissione che vedrebbe il guardasigilli candidarsi alla guida dei dem per scongiurare il divorzio e riunire tutte le anime della minoranza. I segnali che supportano questa tesi sono due: la ricomposizione della corrente dei Giovani Turchi (se Orlando non si candida non ha senso contarsi e spaccare la corrente), ma sopratutto la voglia da “giocatore”, il piglio, il carattere di Michele Emiliano.

“Io mi sono candidato: i se e i ma, li lascio agli osservatori. Io purtroppo o per fortuna sono uno dei giocatori”, così ha parlato il governatore della Puglia che oggi si è presentato alla Camera per fare il punto con i “suoi” deputati. Dunque: non rinuncerà a giocare la sua partita, non convergerà su Orlando.  E dunque la scissione non si allontana anche se in queste ore c’è chi sta lavorando di cesello per cercare di mediare, di trovare un punto di accordo tra le varie anime del Pd.  Franceschini fa da pontiere tra Renzi e Bersani: si tratta sulla data del congresso, che potrebbe slittare di qualche settimana per consentire la conferenza programmatica richiesta da Orlando e per venire incontro alle volontà della minoranza di avere più tempo per celebrare un congresso “che non sia una gazebata”, come hanno più volete ripetuto esponenti bersaniani.

E poi c’è il punto delle amministrative. La minoranza vuole distanza tra il congresso e l’appuntamento elettorale “se si fa il congresso prima delle amministrative, ce ne andiamo. Noi gli offriamo di fare le primarie a fine giugno, inizio luglio. E intanto si può avviare il congresso e fare la conferenza programmatica”è questa la posta che Bersani ha messo sul tavolo della trattativa finale , affidata al vice segretario Guerini. “Vogliono darci la colpa delle amministrative, se vanno male, e poi fare il processo al congresso” ragionano i renziani che invece invocano un momento di rilancio del partito anche in vista dell’appuntamento elettorale, in primavera.

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