Perché la scelta di Crocetta sposta gli equilibri. E Pisapia rompe con Mdp

Focus

Oggi la Direzione regionale del Pd dopo l’accordo fra Renzi e il Governatore

L’intesa raggiunta ieri fra il Pd e Rosario Crocetta aggiunge un altro tassello alla alleanza larga che il Pd ha voluto costruire attorno alla candidatura di Fabrizio Micari. Un tassello simbolicamente (e anche elettoralmente) importante perché allarga il campo della semplice intesa Pd-alfaniani: una “gamba sociale” che recupera una personalità politicamente eccentrica ma in ogni caso legata alla vicenda della sinistra siciliana. Crocetta, insomma, aggiunge un po’ di pepe alla pietanza che Renzi e i suoi luogotenenti (Lorenzo Guerini è sul campo da settimane) stanno cucinando.

Oggi pomeriggio a Palermo si riunirà la Direzione regionale del Pd per sancire l’intesa raggiunta.

L’obiettivo del Pd è quello di ripetere in qualche modo lo schema confermato dalle urne all’ultima tornata di elezioni comunali: centrosinistra largo contro destra. Il M5S, dato forse frettolosamente come super-competitivo, potrebbe perdere terreno proprio nella parte decisiva della campagna elettorale, avendo già sparato nei giorni scorsi, con Di Maio e Di Battista, le sue cartucce.

Anche in funzione anti-Cinquestelle, Crocetta potrà avere, con una propria lista a sostegno di Micari, un ruolo più di movimento rispetto allo stesso Pd e coprire uno spazio finora presidiato dai grillini. E potrebbe parlare a quel pezzo di sinistra (magari elettoralmente esiguo) che non vuole rompere con il Pd e che guarda con interesse alle mosse di Giuliano Pisapia, il quale, proprio sul caso-Sicilia, entra in aperta e aspra polemica con Mdp: al termine della segreteria di Campo Progressista che si è svolta a Roma, l’ex sindaco di Milano ha detto che “c’è da chiarire se rivive il progetto originario di una coalizione di centrosinistra che sfidi il Pd ma che sia di centrosinistra”. E ancora: “Mdp in Sicilia ha fatto scelte che non condividiamo“.

Nessun dubbio sul fatto che l’attuale Governatore esca bene dalla trattativa con il Pd, avendo saputo scrollarsi di dosso l’immagine di sfasciacarrozze e ritagliandosi invece quello di “compagno di strada” anche a costo di fare un passo indietro.

Si diceva “la destra” e non “centrodestra” non a caso. La candidatura a Governatore di Nello Musumeci, uomo della destra più destra, sulla carta consente al Pd e al centrosinistra di rivolgersi all’elettorato moderato – qui il ruolo di Alfano – rimarcando proprio il fatto che Musumeci è il nome di Meloni e Salvini) e non di Berlusconi, che nella vicenda si è dovuto accontentare di avere la seconda casella, Armao.

Per quanto riguarda la sinistra-sinistra, chi ha parlato recentemente con Massimo D’Alema ha tratto la netta conclusione che Mdp in Sicilia gioca esclusivamente a far perdere Renzi, dando al leader del Pd un colpo se non da k.o. comunque molto duro, condizione per riaprire un dialogo. Il nome di Claudio Fava, al quale D’Alema avrebbe preferito un volto nuovo, è stato pescato per un’operazione tutta nazionale. Con quali effetti si vedrà.

 

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