L’anomala concentrazione di potere contenuta nel Dl sicurezza bis

Focus

La denuncia dei dem: “Nel provvedimento un accentramento di potere inusuale e incomprensibile. Mentre non c’è nulla per le forze dell’ordine”

Il decreto sicurezza bis, un’altra delle bandiere sventolate dal “ministro della paura” e approvato dal Cdm l’11 giugno scorso, va in scadenza, e come era facile prevedere si riaccende lo scontro, interno alla maggioranza e con chi, da fuori, critica fortemente un provvedimento giudicato troppo repressivo.

Ma andiamo con ordine: come da copione, il cuore del provvedimento è incentrato sul contrasto a quella che viene definita “immigrazione clandestina” (per insindacabile decisione del ministro), o per essere più precisi – come il caso di Carola Rackete e della Sea Watch ha messo plasticamente in evidenza -, sugli ostacoli da frapporre davanti a chi, come le ong, salva vite in mare.

I primi quattro articoli del provvedimento infatti – una sorta di presentazione per mettere subito in chiaro le cose -, sono tutti dedicati all’inasprimento delle sanzioni per chi soccorre in mare.

Dopo lo stop del Quirinale alla prima versione del decreto per dubbi di costituzionalità sulle multe previste per chiunque prestasse “operazioni di soccorso in acque internazionali”, nel nuovo testo è stato cassato il legame tra la sanzione e il trasporto di migranti, limitando la multa (il cui importo rimane invariato), a chi viola il divieto di ingresso nelle acque italiane.

Ma persistono molti dubbi sui pericoli annidati nel provvedimento, non solo tra le fila dell’opposizione, ma anche da parte di giuristi e associazioni, inclusi alcuni sindacati di Polizia.

A destare perplessità e preoccupazione è soprattutto l’articolo 1; quello, per capirci, che la comandante Carola avrebbe violato avvicinandosi al porto di Lampedusa per portare in salvo i 42 migranti a bordo della Sea Watch.

Il testo, infatti, oltre alla sanzione per le navi che violano il divieto di approdo, attribuisce al ministro dell’Interno, seppur di concerto con il ministro della Difesa e dei Trasporti, ogni decisione riguardante l’ingresso in acque territoriali di navi che violano la legislazione in materia di immigrazione.

Per Roberta Pinotti, responsabile Sicurezza della segreteria nazionale del Pd, si tratta di “un accentramento di potere inusuale e incomprensibile”.

“Già oggi, a legislazione vigente – spiega a Democratica l’ex ministra della Difesa – il ministro dell’Interno ha l’autorità per chiudere i porti in caso di pericolo. Ma quali sono, nel decreto, i seri motivi di sicurezza che giustificano la concentrazione di tutto questo potere?”.

“Per la prima volta vengono conferiti poteri straordinari ad un ministro”, ribadisce a Democratica Emanuele Fiano, deputato dem in commissione Affari costituzionali alla Camera, che aggiunge: “in pratica la decisione sull’esistenza di una concatenazione tra un’ipotesi di immigrazione clandestina (mentre in realtà si tratta di profughi) e un rischio terrorismo, è presa da un singolo ministro”.

Inoltre, denuncia Fiano, perché nel decreto “ci si è dimenticati di prefetti e questori? Le decisioni in materia di sicurezza pubblica devono essere prese da un’autorità dello Stato e non dal Governo di turno. È come se lasciassimo decidere al ministro dell’Interno la sospensione di una partita di calcio per motivi di sicurezza”.

E rincara la dose il deputato dem: “Mentre le necessità politiche di Salvini oberano le forze dell’ordine con compiti pesantissimi, ancora una volta in questo decreto non c’è nulla per loro. L’ultimo contratto triennale è stato fatto dai nostri governi e stabiliva un aumento di 102 euro al mese. Ma quel contratto è scaduto l’anno scorso e ancora non c’è traccia del rinnovo”. “Si usano molto le forze dell’ordine – è la denuncia di Fiano – ma ci si disinteressa delle loro condizioni materiali e di vita”.

L’altro punto critico individuato dai dem è quello, poi, del conflitto tra legislazioni. “Se il decreto venisse approvato, una legge italiana andrebbe a configgere con le leggi internazionali e con il nostro stesso codice penale”, spiega ancora Pinotti, per la quale: “Salvini vuole fare la faccia feroce, ma in realtà questo decreto non crea nessuna sicurezza e al contrario porterà solo conflitto e tensione, e cioè esattamente le situazioni su cui Salvini ha deciso di fare la propria propaganda permanente. Per questo noi faremo una dura battaglia politica, e speriamo di avere al nostro fianco anche forze non dell’opposizione”.

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