L’impegno per l’Africa della piccola onlus marchigiana

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Africa Milele, dove lavora Silvia Romano, è una piccola associazione con sede a Fano, dopo il viaggio di nozze in Kenya della fondatrice Lilian Sora

La Onlus Africa Milele, dove lavora Silvia Romano, la volontaria 23enne rapita in Kenya, è una piccola associazione di volontariato ed ha sede a Fano, dove è stata fondata il 9 settembre 2012, dopo il viaggio di nozze in Kenya nel 2009 di Lilian Sora, oggi presidente della Onlus, e Luca Lombardo.
Una organizzazione giovane, dunque, che si occupa di progetti di sostegno all’infanzia, poco conosciuta anche a Fano, dove ci sono altre organizzazioni dello stesso tipo, ma più strutturate come L’Africa Chiama.
Il Comune di Fano ha subito preso contatti con la presidente Sora: “Abbiamo espresso la vicinanza dell’amministrazione e le abbiamo assicurato che siamo al loro fianco per tutto quello che potrà servire”, hanno detto all’agenzia Ansa il sindaco Massimo Seri e l’assessore alla Politiche sociali Marina Bargnesi.
Con Africa Milele abbiamo rapporti di conoscenza – riferiscono dalla ong L’Africa Chiama – stiamo nella stessa città, ma non lavoriamo insieme, le nostre attività sono distinte. In Kenya non ci sono guerre, ma la situazione non è tranquilla“.

Dal viaggio di nozze, la storia di Africa Milele, che in lingua swahili significa ‘Africa per Sempre’, si sviluppa con l’acquisto, grazie a una raccolta fondi, di un pezzetto di terra nel centro del villaggio di Chakama, a 80 km da Malindi. Il progetto principale è la costruzione di una casa orfanotrofio, ma tra le iniziative ci sono una ludoteca nella savana (foto, dalla pagina Facebook della Onlus), il sostegno a distanza di 5 ragazzi del villaggio iscritti alla scuola di Mambrui, vicino a Malindi, dove ricevono un’istruzione di alto livello, e altre azioni di supporto a distanza, rivolte in particolare agli orfani. “Con la possibilità di avere una casa, un pasto, dei vestiti ed un’istruzione, vorremmo riconsegnare un futuro a coloro sembravano non averne più – si legge sulla pagina Facebook – La nostra speranza è quella di renderci superflui all’interno della comunità del villaggio, lasciando l’attività nelle mani degli abitanti del luogo”.

Una missione condivisa da Silvia, tornata nel villaggio a inizio novembre, dopo un precedente soggiorno durato qualche mese. Ora dal sito sono state cancellate tutte le sezioni e c’è solo una scritta: “Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te”.

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