La vendetta della sindaca di Monfalcone, con i soldi pubblici

Focus

Docenti schedati,il Garante dei diritti dell’Infanzia usato per la campagna elettorale leghista. Ascani: “Interrogazione al ministro Bussetti”

La cosa più paradossale e insieme comica – se non fosse tragica – della storia della sindaca di Monfalcone che progetta un sistema di delazione per gli insegnanti “di sinistra”, è che la prima cittadina giustifica la decisione con la “difesa delle scelte democratiche dei cittadini”.

Teorizzando dunque, nell’Italia del 2019, che le convinzioni di un parte politica debbano diventare una sorta di pensiero unico solo in virtù di una vittoria elettorale. Ed appare anche superfluo ricordare che di una simile convinzione l’Italia si è già nutrita, nel secolo scorso, fino all’indigestione.

Ma la sindaca, continuando nel tentativo di spiegare l’inspiegabile, aggiunge: “L’errore non è la critica in sé, ma il fatto che se ne parli in termini ideologici e partitici” perché la politica, per Anna Maria Cisint, deve restare fuori dalla scuola.

Ma se davvero è questa l’intenzione, ci chiediamo, allora perché al Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, nell’ordinanza della sindaca, viene richiesto di creare un “punto di ascolto riservato” per le lamentele di alunni e genitori riguardanti esclusivamente una e una sola parte politica?

Un lavoro di parte, dunque, a cui viene chiamato tra l’altro un ufficio pubblico, pagato quindi con i soldi di tutti i cittadini – anche quelli di sinistra – per rimanere nella retorica anti-spreco tanto cara al governo gialloverde.

Insomma da qualunque parte la si guardi, la misura annunciata dalla sindaca leghista – che già si era fatta conoscere per aver fissato un tetto del 45% di bambini stranieri per classe nella scuola materna, e per aver eliminato i quotidiani Il Manifesto e Avvenire dalla biblioteca comunale – appare come una specie di vendetta politica consumata contro gli avversari, in una cittadina dove la sinistra ha storicamente governato. Un modo di fare che ricorda da vicino la parabola della sindaca salviniana di Cecina, che a colpi di faccia cattiva contro gli immigrati e di strali contro la sinistra, si è costruita una solida carriera politica approdando al Parlamento europeo giusto un paio di mesi fa.

E in effetti anche per la sindaca di Monfalcone il sospetto è che dietro alle trovate da titolone sui giornali vi siano in realtà i prodromi di una campagna elettorale prossima ventura per il salto di qualità: nel caso di Cisint l’obiettivo sarebbe la successione a Fedriga alla presidenza della Regione.

Una denuncia lanciata dalla parlamentare friulana del Pd, Tatjana Rojc, per la quale la sindaca: “fa a Monfalcone esperimenti di futuro regime”. Esperimenti che altrove hanno purtroppo dimostrato di pagare in termini di consenso nell’opinione pubblica, ma che hanno come prezzo la libertà di opinione e di espressione, anche nella scuola pubblica.

E sulla vicenda di Monfalcone il Pd, tramite la parlamentare Anna Ascani, ha chiamato in causa il ministro Bussetti e ha annunciato una interrogazione sulla vicenda di Monfalcone.

“Nell’esprimere la nostra solidarietà alla comunità scolastica di Monfalcone – si legge nella nota firmata da tutti i parlamentari dem della commissione Cultura alla Camera, e resa pubblica da Ascani su Facebook – annunciamo che depositeremo quanto prima un’interrogazione affinché il ministro chiarisca la sua posizione riguardo queste minacce e ci dica come intende evitare simili tentativi di condizionamento”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli