Quando il sindaco di Bologna fece come l’elemosiniere di Bergoglio

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Oggi il sindaco bolognese può sentirsi meno solo nella sua battaglia per i diritti

«Come bolognesi, li abbiamo anticipati». Commenta così Virginio Merola, sindaco di Bologna da otto anni con i voti del Pd, il caso romano del cardinale Konrad Krajewski, che ha riattivato l’energia elettrica in uno stabile romano occupato, in cui si trovavano oltre 400 persone, tra cui numerosi bambini. Le dichiarazioni del sindaco sono riportate oggi sul Corriere di Bologna.
Può sembrare solo una battuta eppure la vicenda dell’elemosiniere di Papa Francesco agli occhi di Merola non è altro che un film già visto. Nella primavera del 2015 il sindaco di Bologna si trova davanti allo stesso bivio del cardinale, la scelta tra legalità e umanità, tra rispetto delle leggi e tutela dei più deboli. Merola decide di riallacciare l’acqua in due edifici, l’ex Telecom di via Fioravanti e un condominio in via De Maria, occupati da decine di famiglie, con anziani e bambini.
Una scelta che scatena molti malumori nel dibattito politico e soprattutto lo porta sotto la lente della magistratura. Il sindaco viene indagato per abuso d’ufficio, insieme a due assessori della sua giunta, con l’accusa di aver violato l’articolo 5 del Piano casa, che prevedeva che chiunque occupasse abusivamente un immobile non potesse richiedere la residenza, né l’allacciamento delle utenze. Il tempo però da ragione Merola, dal momento che la Procura di Bologna chiede l’archiviazione, spiegando che le scelte del sindaco e dell’amministrazione comunale miravano in primo luogo a fornire assistenza igienico sanitaria a minori e anziani presenti nell’edificio. Dalle verifiche fatte inoltre emerge che da parte del Comune era stata fatta un’istruttoria, seppur informale, per verificare la presenza di bambini all’interno degli immobili in questione.
Il «sindaco dell’acqua» e il «cardinale della luce».  Vicende parallele, anche a partire dalle motivazioni umanitarie che hanno ispirato i due gesti disobbedienti. «Sono intervenuto personalmente- ha spiegato Krajewski- per riattaccare i contatori. E’ stato un gesto disperato. C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi». Al momento dell’iscrizione nel registro degli indagati, Merola fece sapere come la sua scelta fosse maturata in una «situazione peculiare», dettata «dall’urgenza e della necessità di tutelare interessi costituzionalmente garantiti dei soggetti vulnerabili, come i minori coinvolti». Il Pd, guidato dall’allora segretario cittadino Francesco Critelli, prese le difese del sindaco, sostenendo la scelta di riallacciare l’acqua all’interno dello stabile occupato, soprattutto a tutela dei minori coinvolti. Critelli, manifestando «piena fiducia nell’operato delle autorità competenti», invitava Merola a «proseguire nella sua positiva azione amministrativa, coniugando legalità e solidarietà».
Oggi il sindaco bolognese può sentirsi meno solo nella sua battaglia per i diritti. «Io intervenni- spiega il primo cittadino- come autorità sanitaria per dare l’acqua, ora si tratta di luce, ma mi sembra che il discorso sia lo stesso. Rispettare le regole va bene, ma non calpestando la dignità umana». Un richiamo che si pone sostanzialmente  in linea con le dichiarazioni di oggi del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che invita a riflettere sull’operato dell’elemosiniere: «Lo sforzo dovrebbe essere quello di capire il senso di questo gesto, che è attirare l’attenzione di tutti su un problema reale, che coinvolge persone, bambini, anziani».

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