Quando abbiamo cambiato pelle (in peggio)

Focus

Abbiamo il diritto di guardare avanti, abbiamo necessità di vitalità e speranza

Hai ragione Walter. Ce l’hai quando dici che mancano il sogno, il senso del passato e del futuro declinando tutto al presente. In una percezione che prevale sulla realtà dove la storia, nelle stesse pagine peggiori, ci ha detto qualcosa.
Forse non hai ragione, però, quando fai capire che sono determinati processi di cambiamento ad aver favorito la situazione in essere. Almeno se non si spiegano le ragioni di un ritrovato minoritarismo di visione che, prima ancora che all’Italia e al proprio opposto, ha guardato al suo interno non per leggersi e per capirsi. Ma per sconfiggere chiunque potesse modificare un ordine costituito fatto di spalleggiamenti e di connivenze, raccontati col piglio sapiente degli affabulatori che all’esempio preferiscono la citazione.

Un modo, probabilmente, non tanto per far crescere le umane genti, ma per mantenere quella distanza persino un po’ snob tra chi decide e chi, invece, è chiamato a recepire senza domandare. Il tuo ricordo incessante di quello che fummo nel 2008, dieci anni dopo diventa una retorica che magnifica un dato certamente straordinario vista la situazione data non solo per cause altrui. Ma in cui non c’è stato il coraggio di proseguire sino in fondo, per una
politica che, per dirla come te, si è rimirata in un Paese che si preparava progressivamente a mutare pelle. Una di quelle transizioni che possono essere un pericolo o una grande opportunità a seconda di come vengono vissute e fatte vivere. Noto, pertanto, una certa contraddizione rispetto alla sinistra che non deve guardarsi indietro per cogliere, una volta per tutte, le inevitabili trasformazioni.

Perché il tuo costante ricorso a ciò che eravamo in un tempo che era altro, diventa il piedistallo su cui ergersi come se gli altri fossero tutti “compagni che sbagliano”. Un profilo che andrebbe oltrepassato senza dimenticare, privi dell’atteggiamento di chi spunta a moralizzarci ogni volta, come è accaduto negli anni in cui davvero si stava cambiando questo Paese.

Un’occasione unica in cui sarei stato felice – da tuo vecchio estimatore – di ammirare un tuo contributo vero e non la corsa a dimostrare che si stava unicamente sbagliando come gli anziani quando parlano ai ragazzi. Perché qualcuno almeno ci ha provato, nel consueto “fuoco amico” che ben conosci e che è un complice essenziale del momento che stiamo vivendo.

Tuttavia non voglio “strologare” sui motivi del tuo scritto. Ho le mie idee che sono pronto, come sempre, a discutere sperando di essere alla tua altezza. A condizione che davvero ci si impegni per uscire da questa china, caratterizzata da una conservazione che sfocia nel consociativismo. Un qualcosa che consoliderebbe le derive attuali illudendo la sinistra di avere ruoli, rendite e rappresentanza.

L’unità che sostanzialmente auspichi, dovrebbe perciò tradursi in una pluralità ma produttiva, pensando all’orizzontalità che ricordi e che preferisco chiamare “disintermediazione”. Con gli strumenti di questa epoca e non solo a ridosso delle scadenze comandate quasi fossero una festività ineludibile. Ma in un quotidiano fatto di umanità e di individualità, rinunciando al contegno saccente di chi conosce le verità per definizione arroccandosi su un “era meglio quando era peggio” di antica memoria. Un danno inestimabile alle donne ed agli uomini che hanno il diritto di guardare avanti come a Piazza San Babila (una piazza più laica delle apparenze), un momento necessario di
vitalità e di speranza e non, mi auguro, la prova generale per una prossima costruzione politica. Che sciuperebbe e dividerebbe pure questo contributo, a cui dare gambe ogni giorno come passaggio culturale e non elettorale. Un pensiero totalmente diverso e dirompente da contrapporre democraticamente all’oscurantismo generale di questa fase, lontani dai vizi e dagli autolesionismi connaturati.

Del resto e come ci insegnasti, prima viene il Paese, lo stesso che siamo in tanti ad amare. E per me “sinistra” vuol dire questo, come significa non essere parziali, essere liberal-democratici ed essere mezzo e non fine come tu sostenevi un decennio fa. Anche con il tuo aiuto, in una visione che metta insieme tanti innovatori e non tanti conservatori, una cosa che proprio adesso si può fare.

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