Siri, “Conte lo farà dimettere”. Di Maio spinge per il passo indietro

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Il caso di Armando Siri continua a dividere in due il governo guidato da Giuseppe Conte.

Il caso di Armando Siri continua a dividere in due il governo guidato da Giuseppe Conte. In molti si chiedono se potrebbe addirittura far saltare il banco e mettere la parola fine al celebre contratto di governo e con esso all’alleanza fra i due firmatari.

Oggi, dalle pagine del Corriere delle Sera, il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce la volontà di “andare avanti” col governo ma insiste sulla necessità di dimissioni del sottosegretario in quota Carroccio: “Conte interverrà e lui dovrà andarsene”, la convinzione del capo politico del Movimento.

“Io di pazienza ne avrei, ma la gente si avvicina per fare selfie, stringermi la mano e mi dice: Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?” replica seccato il vicepremier Matteo Salvini in un colloquio con ‘Repubblica’. “Io non voglio fare polemica – aggiunge – Ma mi chiedo se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo”.

Insomma prosegue mezzo stampa il duello che anche ieri ha segnato il 25 aprile da separati dei gialloverdi. “Siri se ne deve andare a casa” aveva detto senza mezzi termini Luigi Di Maio a Perugia. Più sfumato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, anche lui in Umbria con il vicepremier: “Quando ci sono indagini importanti che hanno a che fare con mafia e corruzione la risposta della politica non può essere ‘aspettiamo i tempi della giustizia'”.

Ma dal cuore della Sicilia Matteo Salvini, pure premettendo “non commento le indagini: faccio il ministro e mi occupo di sicurezza” aveva ribadito che “resta dove è. Ci mancherebbe altro”.

Salvini però aveva buttato nello scontro anche un altro tema entrato ieri nel caso Siri: “Stamattina ho letto in un giornale che le intercettazioni non esisterebbero. Se così fosse sono sicuro che giudici, magistrati e avvocati faranno bene e in fretta il proprio lavoro”.

Il quotidiano citato dal leader della Lega è La Verità, che ieri aveva titolato la sua prima pagina con un netto “Falsa l’intercettazione contro Siri”. Oggi arriva la risposta dei quotidiani chiamati in causa dall’autore dell’articolo Giacomo Amadori e quella del Fatto. La falsa intercettazione contro Siri è in realtà vera. Nel decreto di perquisizione gli inquirenti esplicitano esattamente il contenuto dell’intercettazione. 

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera oggi, senza citare La Verità, afferma che l’intercettazione risale al settembre 2018 ed è stata captata dagli investigatori della DIA grazie a una cimice nel telefonino di Arata. Lo coferma anche Marco Lillo sul Fatto che aggiunge “a breve saranno depositati nuovi atti e lì dovrebbe esserci anche l’intercettazione chiave del caso Siri al centro ieri di una polemica politico-giornalistica”.

A questo punto, occhi puntati sul premier Giuseppe Conte, il quale sempre più spesso è stato chiamato in causa per rassicurare tutti che il governo non cade. Purtroppo stavolta il compromesso è quasi impossibile. In ogni caso uno scossone prima delle Europee è uno scenario che non conviene a nessuno dei due alleati. Ma subito dopo, i nodi verranno al pettine.

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