Chi è Armando Siri, il leghista teorico della flat tax

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Il sottosegretario leghista è uno degli uomini forti di Matteo Salvini. Un passato craxiano e una precedente condanna per bancarotta fraudolenta

La notizia del giorno è l’indagine a carico del sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri. Ma chi è quarantasettenne leghista? E’ lui uno degli uomini forti di Matteo Salvini. Nella Lega ricopre il ruolo di responsabile economico.

Il craxiano teorico della flat tax

E’ lui il teorico della flat tax con aliquota unica al 15%, uno dei provvedimenti spot leghisti che probabilmente non vedrà mai la luce per problemi di budget. In passato Siri è stato socialista craxiano, e dello storico leader socialista fu amico personale e collaboratore. In seguito è transitato per Forza Italia, prima di approdare alla Lega. E’ un giornalista pubblicista e dal 1998 ha lavorato come redattore a Mediaset.

La collaborazione con Salvini

Dal 2014 collabora con Matteo Salvini, che sin da subito sposa il suo progetto di flat tax portandolo all’attenzione dei media con un convegno internazionale dal titolo “Aliquota unica, si può”. Da quel momento Siri viene ribattezzato come “l’ideologo della flat tax” e viene nominato responsabile economico e della formazione di “Noi con Salvini”, ovvero il progetto salviniano di Lega nazionale. Tra le altre cose è anche l’ideatore e il promotore di una Scuola di formazione politica del Carroccio giunta ormai alla quarta edizione.

I precedenti guai con la giustizia

Non è la prima volta che Siri ha fatto i conti con la giustizia. Infatti nel 2014 patteggiò una condanna comminata dal tribunale di Milano a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, in seguito al crack di “MediaItalia”, società da lui presieduta e indebitata per oltre 1 milione di euro. Secondo i magistrati che firmarono la sentenza, prima del crack Siri e soci svuotarono l’azienda trasferendo il patrimonio a un’altra impresa la cui sede legale venne poco dopo spostata nel Delaware, paradiso fiscale americano. Sulla vicenda Siri ha sempre affermato di non aver commesso alcun reato e di aver patteggiato perché impossibilitato a sostenere economicamente le ingenti spese processuali.

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