Continua il balletto Lega-M5s, Salvini sfida Conte e Di Maio

Focus

Il leader grillino a “L’intervista” di Maria Latella su Sky Tg24: “Il M5s ha la maggioranza assoluta nel CdM. Spero che non si arrivi ad un voto”

Salvini è furioso. La mossa di Conte su Siri ieri ha rovinato la giornata del leader leghista, che ha appreso la notizia mentre era in compagnia dell’amico Orban. Dopo una giornata ad ammirare i muri, a teorizzare sulle fantomatiche invasioni, le parole di Conte sono arrivate come una doccia fredda. Il ministro dell’Interno accusa i Cinquestelle di voler aprire una crisi in piena campagna elettorale. Pubblicamente non forza la mano, ma la sua irritazione è evidente.

Le risposte date ai cronisti in mattinata, mentre è nel mezzo del suo tour elettorale mostrano questa sua irritazione: “Non ho tempo per beghe e polemiche, chiedetelo a Conte. Il premier mi sfidi sulle tasse, non sulla fantasia. Io mi occupo di tasse, sicurezza e droga”. La crisi tra i due partiti di governo è al culmine, anche se ogni giorno l’asticella si sposta sempre di più.

Salvini durante le molte iniziative elettorali sceglie l’ironia, prova a spostare l’attenzione: “Mi viene voglia di fare il test antidroga davanti al parlamento per vedere se quando vengono a lavorare sono tutti lucidi perché qualche volta mi viene un dubbio. Vorrei sapere se un deputato o un ministro è tranquillo”. Aggiunge: “Io voglio gli spacciatori in galera, i Cinquestelle hanno una visione diversa”. Poi insiste sul fisco:  “Gli italiani mi chiedono meno tasse. La Flat tax è un’emergenza nazionale, la riduzione delle tasse si deve votare adesso. Non esiste che ministri dicano c’è tempo”. E a chi gli chiede se ha sentito il premier risponde: “Non ho sentito Conte. Vorrei sentire Antonio Conte per chiedergli se viene al Milan”. Risposte che dimostrano come Salvini non abbia mandato giù la decisione di Conte di porre “all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri la mia proposta di revoca del sottosegretario Siri, assumendone tutte le responsabilità. Siri deve dimettersi”.

La decisione del premier ha ringalluzzito Luigi Di Maio, che dopo essere stato sotto scacco per mesi prova a tenere il punto con l’alleato che da quando è al governo l’ha messo in ombra. Il vicepremier grillino a “L’intervista” di Maria Latella su Sky Tg24 chiude il caso facendosi forza sui numeri: “La questione Siri si è chiusa. Se non si dimette lui si andrà in Consiglio dei Ministri e si voterà il decreto proposto dal Presidente. Conti alla mano il M5S ha la maggioranza assoluta in CdM, quindi i numeri sono dalla nostra parte. Spero che non si arrivi ad un voto”. Parole che mostrano una sicurezza di Luigi Di Maio, ma che allo stesso tempo lanciano la palla nel campo leghista: fate dimettere Siri e non ci sarà nessuno strappo e nessuna votazione.

La sensazione è che a pochi giorni dalle elezioni del 26 maggio nessuno dei due voglia cedere il passo. Le schermaglie sono continue tutto mentre il Paese aspetta provvedimenti in grado di rilanciare l’economia. Provvedimenti che fino a questo momento non si sono visti e che hanno portato alla stagnazione. Ora bisogna vedere se questo balletto verrà perpetuato fino al 26 maggio e che strascichi lascerà nella compagine di governo.

Gli appuntamenti nell’ultima parte di questo 2019 saranno importanti, il governo dovrà trovare i fondi necessari per sminare le clausole di salvaguardia e approntare una Legge di bilancio che al momento sembrerebbe essere lacrime e sangue. Ma saranno in grado di farlo in questo clima o si separeranno prima? Difficile dirlo, ma il crescendo di tensione tra Di Maio e Salvini non fa presagire un futuro lungo per il governo giallo-verde.

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