Caso Siri, scoppia il caos nella maggioranza

Focus

Di Maio chiede le dimissioni del sottosegretario indagato, Salvini lo difende e contrattacca

Il classico detonatore. Il caso Siri deflagra sulla maggioranza e ripropone uno scontro al calor bianco fra Lega, il partito del sottosegretario indagato, e il M5s. Il duello è violentissimo. Su Siri si consuma l’ennesima e più drammatica frattura fra i due partiti di governo.

I fatti. Il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, gran teorico della flat tax, uomo-chiave della squadra leghista al governo, è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo.

Secondo l’accusa Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili.

E’ in “alcune conversazioni” intercorse tra l’imprenditore Arata e il figlio Francesco che si fa “esplicitamente riferimento alla somma di denaro”, circa 30 mila euro (“promessa o dazione”), “pattuito a favore di Armando Siri per la sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme” che avrebbe favorito lo stesso Arata. E’ quanto emerge dal decreto di perquisizione. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi scrivono che “il fumus” a carico di Siri è legato anche ai “numerosi incontri tra gli indagati cosi’ come accertato dalla polizia giudiziaria – scrivono- attraverso appositi servizi di osservazione e alla incessante attività promossa dal medesimo Siri per l’approvazione delle norme, così come emergente da ulteriori conversazioni che Arata ha intrattenuto tanto con i suoi familiari e sodali nell’impresa, quanto con collaboratori del Siri e con altre persone coinvolte (con ruoli istituzionali e non) nella redazione delle stesse”.

Invece l’imprenditore Vito Nicastri – soprannominato il “re dell’eolico” o il “signore del vento”-  è stato arrestato nel blitz di stamani condotto da cento tra carabinieri e uomini della Dia a Trapani con altre undici persone tra cui i capi delle famiglie di Vita e Salemi. Il procuratore aggiunti di Palermo Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo hanno chiesto e ottenuto l’aggravamento della misura cautelare per Nicastri a cui stati revocati i domiciliari. Ai domiciliari Nicastri c’era finito l’anno scorso con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia aggravata dall’articolo 7.

Avrebbe messo le le sue aziende, leader nel settore delle energie alternative, a disposizione per gli affari sporchi dei boss di Salemi e Vita. A Nicastri è già stato confiscato un patrimonio stimato in un miliardo di euro con una quarantina di società. La sua scalata economica ha avuto, secondo la Dia, un socio d’eccezione: Matteo Messina Denaro.

Il sottosegretario parla di “errore” e spiega: “Io indagato? Non ne sono niente, non so se ridere o piangere. Io non mi sono mai occupato di eolico in tutta la mia vita. Sono senza parole”. “Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto (Vito Nicastri, ndr), non mi sono mai occupato di energia e non davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona. Comunque sono davvero allibito”. E annuncia: “Chiederò di essere sentito, devo leggere queste carte e chiamare un avvocato. Dovrò attrezzarmi e vedere cosa succede…”.

Il caos politico nella maggioranza è esploso subito. “Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimettesse. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”, ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. E intanto  il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza.

Salvini difende Siri e chiede perché il M5s adotti due pesi e due misure dato che non ha chiesto le dimissioni della Raggi. Replica dura del M5s:  “Salvini dice di non aver mai chiesto le dimissioni per un indagato per corruzione M5s. Non lo ha mai fatto perché siamo immediatamente intervenuti noi con i nostri anticorpi. Ci ha pensato subito il M5S a intervenire. Oggi le chiediamo perché chi dovrebbe intervenire invece non lo fa, è molto semplice”.

Ma Di Maio insiste: “Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale. Ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi”.

Il Pd mostra fair play:  “Fatti gravi ma noi oggi non andremo a Palermo o sotto Palazzo Chigi a fare comizi da sciacallo”.

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