Siria, l’ora della diplomazia

Focus

Macron e Erdogan sentono al telefono Trump e Putin. Il Pentagono preme sulla Casa Bianca, predicando “prudenza”

Dopo giornate infuocate, seguite al presunto attacco chimico di Douma da parte del regime di Bashar al-Assad, oggi è l’ora della diplomazia. Concentrata in due città in particolare: Parigi e Ankara. Emmanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan hanno sentito al telefono sia Donald Trump che Vladimir Putin, profondamente divisi sulla crisi siriana, per provare a riportare la crisi sul percorso del dialogo, dopo i tweet del presidente americano dei giorni scorsi che sembravano annunciare un’imminente escalation di violenza.

E’ il momento della de-escalation

Al contrario, la parola di oggi è esattamente l’opposto: de-escalation. Come ha fatto sapere il Cremlino, infatti, nel corso della loro telefonata Macron e Putin hanno dato mandato ai rispettivi ministri della Difesa e degli Esteri di mantenere uno “stretto contatto” per una “de-escalation” della situazione in Siria. Mosca ha quindi messo in guardia il presidente francese (e con lui il suo omologo americano e la prima ministra britannica Theresa May) “contro ogni azione avventata e pericolosa”. La nota emessa dal governo russo chiede di “evitare qualsiasi azione sconsiderata e pericolosa, che sarebbe una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e avrebbe conseguenze imprevedibili”. Lo stesso Macron ha fatto sapere “di volere che il dialogo tra la Francia e la Russia continui e s’intensifichi, per portare pace e stabilità in Siria”.

Il ruolo turco

Nelle stesse ore, Erdogan chiamava Washington e Mosca. “La sensazione è che il clima si stia calmando”, ha detto il presidente turco dopo aver parlato con Putin e Trump. Al centro dei colloqui i tentativi di riportare la pace in Siria che, va ricordato, riguarda direttamente anche la Turchia, in perenne lotta con i popoli curdi che abitano le zone di confine tra i due Paesi. Parlando ai giornalisti dopo la preghiera del venerdì, Erdogan ha anche ribadito che l’operazione Ramoscello d’ulivo che la Turchia sta conducendo in Siria è finalizzata esclusivamente a eliminare la presenza dei terroristi nella regione. I Paesi occidentali, ha aggiunto, devono smetterla di considerare la presenza turca in Siria come un tentativo di occupazione. Ovviamente la visione dei curdi è diametralmente opposta a quella di Ankara.

La prudenza del Pentagono

Tutto questo mentre, a Washington, Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sul da farsi e crescono le pressioni interne per scongiurare l’intervento. Il capo del Pentagono James Mattis, predica prudenza. Ieri mattina si è presentato davanti alla Commissione delle Forze armate della Camera con queste parole: “Stiamo cercando di fermare l’assassinio di persone innocenti. Ma a livello strategico, dobbiamo ragionare su come evitare un’escalation fuori controllo”.

 

 

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