Sistema Sesto: confermata in appello l’assoluzione di Penati

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L’inchiesta che travolse e portò alle dimissioni l’esponente dem iniziò nel 2011

Assolti anche in secondo grado gli imputati per la vicenda con al centro il cosiddetto ‘sistema Sesto’, tra i quali l’ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, Filippo Penati, accusato di corruzione e finanziamento illecito. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Milano che ha scagionato anche l’architetto Renato Sarno e Bruno Binasco e la società Codelfa. Tutti erano già stati assolti in primo grado.

Un’altra assoluzione dunque, dopo quella di primo grado arrivata nel 2015. “Oramai le assoluzioni non le conto più”, ha commentato Penati poco dopo la diffusione della notizia sulla sua assoluzione.  Nell’estate del 2011 l’inchiesta fece molto clamore e s’impose sulle prime pagine dei giornali, per poi finire, a sei anni di distanza nel nulla. Per Penati però l’inizio dell’inchiesta segnò lo spartiacque della sua carriera. A quel tempo era un importante dirigente del Pd e ricopriva la carica di vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. Il 20 luglio 2011 la Guardia di Finanza effettua una serie di perquisizioni, tra cui quella nell’ufficio del vice presidente del Consiglio Regionale della Lombardia. Penati, appunto, che viene indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti. Vengono indagate anche altre persone, ma lui è quello su cui si concentra l’occhio del ciclone mediatico. Solo il giorno dopo decide di auto-sospendersi dalla carica in Regione e 5 giorni dopo abbandona ogni carica nel Pd (che in seguito lo sospenderà).

A ricorrere contro l’assoluzione di Penati e di un’altra decina di imputati era stata la Procura di Monza coi pm Franca Macchia e Walter Mapelli. Il pg di Milano Lucilla Tontodonati aveva chiesto di rinnovare il dibattimento o, in subordine, di condannare Penati a 3 anni di carcere. La sua prima richiesta era di riaprire il dibattimento chiamando una decina di testimoni, tra i quali l’imprenditore ‘accusatore’ Piero Di Caterina. Oltre che per Penati, il pg aveva chiesto altre 9 condanne e, in particolare, 2 anni e 6 mesi per Di Caterina e 2 anni e 9 mesi per l’architetto Renato Sarno e per l’ex manager Bruno Binasco.

Durissime le motivazioni dei giudici che avevano assolto Penati e gli altri in primo grado. Il Tribunale avevano parlato di “indagini patrimoniali superficiali” e sulla presunta tangente incassata da Penati per l’affare legato all’acquisto di quote della società Milano – Serravalle avevano sostenuto che non vi fosse “alcuna prova orale o documentale che dimostrasse la fondatezza della tesi accusatoria”. Penati è stato assolto anche per il capitolo ‘Fare Metropoli’, l’associazione culturale che, secondo la Procura, sarebbe servita a raccogliere denaro da imprenditori e banche per la politica. Finanziamento che già in primo grado era stato considerato “legittimo”. Parte delle accuse all’ex politico si erano prescritte. Tra queste l’ipotesi di concussione. Le motivazioni dell’appello arriveranno tra 90 giorni.

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