Il ruolo dei sistemi digitali per condizionare le elezioni

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Michele Mezza nel suo ultimo libro “Algoritmi di libertà” spiega come funziona il sistema

Proprio in apertura del suo nuovo libro (Algoritmi di libertà, Donzelli editore), Michele Mezza, giornalista e docente alla Federico II di Napoli che da anni lavora proprio attorno all’idea di un negoziato sociale della potenza di calcolo, ci dice addirittura che la consultazione del 4 marzo 2018 sarà sicuramente l’ultima in cui hanno avuto rilevanza anche gli esseri umani. Cosa che ancora non riusciamo a capire e a quantificare, per altro.

Del resto lo scenario che ci circonda non lascia certo spazio alla fantasia.

Ogni giorno i nostri computer processano dati per 2,5 quintilioni di bites , un numero a 18 zeri. Come destreggiarsi e governare questo flusso? Solo la potenza degli algoritmi è in grado di permetterci di estrarre informazioni e orientamenti da questa marea. Algoritmi che inevitabilmente stanno diventando i padroni di questo mondo.

O meglio, come scrive Mezza nel suo libro, sono i padroni degli algoritmi e delle piattaforme a dominare, ossia le grandi agenzie del calcolo globale, come Google, Facebook, Amazon.

Un dominio che ormai pervade ogni aspetto della nostra vita: dai consumi all’informazione, dalla sanità alle elezioni. Proprio in merito all’ultima campagna elettorale il libro pubblica un’originale analisi di quelle che definisce “interferenze digitali”. Raccogliendo l’esperienza delle presidenziali americane, e seguendo i comportamenti di Cambridge Analytica, la società britannica di consulenza sui big data elettorali che ha affiancato Donald Trump, Mezza ricostruisce dinamiche che si sono rivelate in ambiti sensibili della campagna elettorale, come i collegi contendibili.

In almeno 62 di questi collegi, scrive il libro, si sono verificati casi di “dark ads”, di comunicazione nominativa, diretta a una moltitudine di singoli elettori, ai quali veniva recapitata in maniera ossessiva un’informazione specifica e coerente con il loro profilo psicologico ed elettorale. Mezza cita alcuni esempi, come la campagna sui sacchetti biodegradabili, dopo la decisione del governo Gentiloni, di fine anno di adeguarsi alla normativa europea, o alcune notizie pilotate (e poi smentite) come quella di un extra comunitario che viaggiava gratis sui Frecciarossa. Informazioni che, dirette a gruppi di elettori sensibili al tema, avrebbero creato radicalizzazione e spostamento delle opinioni elettorali.

Come reagire? Il libro presenta alcuni esempi di modi e tecniche per negoziare gli algoritmi, rendendo il calcolo una materia dialettica e condivisibile. Una procedura, che spiega nella sua introduzione Giulio Giorello, determina la nuova qualità della libertà individuale e collettiva. Il nodo di discussione riguarda i soggetti negoziali. Chi concretamente può costringere i giganti digitali a sedersi al tavolo.

Il libro di Mezza indica alcune ipotesi. Innanzitutto le città, spiega l’autore. Proprio le grandi metropoli oggi abilitano e autorizzano gli OTT ad entrare nel mercato dei cittadini veicolando e proponendo soluzioni che integrano la governance amministrativa: dalla mobilità all’assistenza. In nome di questa rilevanza di rete il brand delle grandi metropoli – da Londra a Barcellona a Milano – potrebbe innestare dialettiche negoziali con i service provider, chiedendo di concordare e condividere memorie e algoritmi. Proprio in questi giorni Milano ha avviato un negoziato con Airbandb sulla tassa di soggiorno. Un primo passo in quella direzione. Ma anche le università hanno titolo e potere negoziale, essendo i grandi centri di validazione e consumo delle intelligenze. Così come le categorie professionali, dai medici ai giornalisti.

In questo modo lo scenario sociale dell’intelligenza artificiale comincia ad animarsi, mostrando possibile opportunità per dialettiche che possano ridare senso e interesse alla politica.

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