“Non rassegniamoci alla comunicazione negativa”. Parla Cristopher Cepernich

Focus

Con un progetto credibile è possibile innescare una emozionalità positiva, anche sui social network

Altro che leader sulla cresta dell’onda o Movimenti abili sfruttatori dei meccanismi del web: il personaggio più popolare della Rete (se ci limitiamo ai soli contenuti di natura “politica”, o presunti tali) è oggi tal Francesco, ex muratore 52enne, che dalla sua casa di Taurianova è diventato il gestore di pagine facebook di maggior successo in Italia. A svelarlo è oggi il Corriere della Sera, e le pagine, ça va sans dire, sono quanto di più antipolitico offra oggi il “mercato”, a partire dal nome ( sputtaniamotutti.com, riproposto in varie salse dopo gli stop arrivati da Cupertino), e dai post, manco a dirlo un florilegio di commenti aggressivi e sfottò, con lo stile collaudato di poche e chiare parole su una foto che inchiodi il malcapitato di turno. Ma fenomeni come questo hanno, poi, la capacità di fuoco di alimentare certe narrazioni, o addirittura di spostare l’opinione pubblica? Ne parliamo con Cristopher Ceperncih, sociologo dei media e della politica e direttore dell’Osservatorio sulla Comunicazione politica.

Professore, un utente qualunque che genera più interazioni di un partito? Siamo al rovesciamento dei fronti?
Non direi. Intanto, comparare il successo di questi fenomeni con quello dei leader non ha molto senso, perché i leader costruiscono visibilità nell’intermediazione tra social media e media tradizionali e lo fanno in maniera organizzata. Questo signore di Taurianova dal suo “giro” riesce a guadagnarci 600 euro al mese, buon per lui, ma non è comparabile con l’agire comunicativo di un leader o di un partito strutturato. Il tema piuttosto è un altro: tutti gli studi lo confermano, la comunicazione negativa ha una maggiore capacità di engagement sui social network, soprattutto sentimenti come paura e rabbia. In questo senso, oggi abbiamo un governo che fa lui stesso una comunicazione emozionalmente negativa, dunque il fatto che i post a favore del governo creino engagement non fa altro che confermare il dato. Ma resta che lo scopo di certi fenomeni non è fare politica.

Eppure c’è chi, attraverso questi meccanismi, l’intento politico ce l’ha eccome.
Certo, ma la capacità di impatto è che costituiscono dei mondi all’interno dei quali viene alimentata quel tipo di militanza, soprattutto online. Le “bolle” esistono e hanno una loro capacità di attivazione, e loro bussano su quella capacità.

Ma certi fenomeni non rischiano di alimentare un certo clima nell’opinione pubblica, o addirittura di innescarlo?
I climi di opinione che si inaugurano su social network in realtà si sono generati prima, altrove, in Tv come nelle strade. Il fatto che gli italiani abbiano problemi con l’immigrazione non nasce da facebook, ma nella società. In questo senso l’influenza è molto di più dalla società verso i social media, che non viceversa. Per capire come si generano i climi di opinione dobbiamo tenere sotto controllo tutte le variabili sociali.

Ma dunque, oggi, l’unico modo per comunicare in maniera efficace è farlo attraverso sentimenti negativi?
E’ una discussione interessante. Alla domanda: è il negativo che fa engagement? La risposta è sì. Ma si può provare a proporre un modello diverso? E anche in questo caso la risposta è sì, certamente. Ci sono stati dei casi in cui dei fattori positivi hanno creato un forte engagement, su tutti Obama. Per capirci, se un partito o un movimento non ha quel tipo comunicazione nel suo Dna, non è detto che debba usarla per forza e rinunciare alla ricerca di modelli alternativi. Certo serve un progetto, il punto è che se cerchi una emozionalità positiva dipende anche da cose come il leader o da come funzionano le cose nella società. Certo non possiamo ridurre la ricerca di quel modello positivo alla semplice ricetta “stiamo di più sui social”.

C’è però un tema di trasparenza dei contenuti su facebook. Non crede che serva una legge sul modello di quella tedesca contro fake news e diffamazione online?
È difficile pensare di chiedere a facebook di rimuovere contenuti, banalmente perché per qualunque questione inerente la diffamazione è necessaria una rogatoria verso la California. Un discorso simile si può affrontare solo sul piano sovranazionale.

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