Migranti, l’Europa (in ordine sparso) cerca disperatamente una soluzione

Focus

Domenica a Bruxelles vertice informale con otto Paesi per trovare una quadra in vista del consiglio europeo del 28-29 giugno

Prosegue la marcia d’avvicinamento al vertice Ue del 28 e 29 giugno, un appuntamento chiave per capire se e come l’Europa farà un salto di qualità nelle gestione dell’emergenza migranti. Sul tavolo ci sono diverse questioni, le più importanti delle quali sono sicuramente la difesa comune delle frontiere esterne, la conseguente mancata chiusura della frontiere interne, la creazione di hotspot fuori dal territorio europeo per limitare la partenza dei migranti e la partita dei movimenti secondari all’interno dell’Unione Europea.

I governi nazionali, che sinora si sono mossi in ordine sparso, cercano di trovare una quadra affinché il vertice non si riveli un fallimento. “Serve una risposta umana, costruttiva ed europea”, ha detto oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel. E’ proprio su questi tre aspetti che si rischia l’implosione e, come paventato nei giorni scorsi dai più, “la fine dell’era Schengen”. Perché, anche a causa della sbandierata posizione italiana di cui si è fatto interprete il ministro dell’Interno Matteo Salvini, questa volta o si esce con un accordo o si precipita verso l’ignoto.

L’obiettivo del pre-vertice convocato per domenica 24 giugno da Jean-Claude Juncker (a cui prenderanno parte i governi di Italia, Francia, Germania, Spagna, Malta, Austria e Ungheria) è esattamente quello di trovare una sintesi. Per ora si lavora su una bozza che prevede il dirottamente delle navi cariche di migranti verso i Paesi del Nordafrica, Tunisia in primis, ma anche Egitto e forse la stessa Libia. E’ il punto centrale della proposta italiana, con il sostegno dell’Alto commissario per i rifugiati Onu Filippo Grandi, che fa riferimento al concetto di “piattaforma di sbarco regionali, in stretta collaborazione con l’Unhcr e l’Oim”. Si tratta di “centri per gestire quanti prendono la via del mare e sono salvati nel corso di operazioni di salvataggio”. Dovranno servire per distinguere tra i migranti economici e quanti necessitano di protezione, “riducendo l’incentivo ad imbarcarsi per viaggi pericolosi”. Non è la prima volta che questo piano si affaccia sui tavoli Ue, ma le difficoltà di gestione l’hanno sempre reso di difficile attuazione.

Parallelamente a questo, è sempre d’attualità la creazione di una polizia di frontiera comunitaria che sorvegli le acque del Canale di Sicilia, con un rafforzamento della missione Frontex grazie all’impiego di 10mila militari provenienti dai Paesi Ue.

Ma il vero motivo di preoccupazione riguarda la questione dei “movimenti secondari”, dalla quale l’Italia rischia di uscire con le ossa rotte. Su pressione del suo ministro dell’Interno, Horst Seehofer (bavarese, leader della Csu), la Merkel dovrebbe dare il via libera al piano di respingimenti che prevede che se un migrante già registrato in un Paese europeo si sposti in un altro Paese, sempre all’interno dell’Ue, venga rispedito dove è stato registrato la prima volta, come prevede il regolamento di Dublino. D’altronde, la stessa riforma di quel trattato – che sarebbe fondamentale per l’Italia – è passata in cavalleria anche grazie alle uscite spot di Salvini che si sono rivelate assolutamente contro-producenti. Sulla stessa linea della Merkel si sta schierando anche Emmanuel Macron, oltre che tutto il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), da sempre contrario al sistema di redistribuzione per quote.

Non è un caso che domani proprio i quattro di Visegrad, insieme all’Austria, si vedranno per fare il punto della situazione. Proprio il premier austriaco Sebastian Kurz – che ha dato vita ad un “asse dei volenterosi” con Baviera e Italia per inasprire l’approccio europeo contro l’immigrazione illegale – ha parlato di “rischio catastrofe” se non si dovesse trovare una soluzione. Il grosso problema, per l’Italia, essendo il Paese più esposto perché primo punto d’approdo dei barconi carichi di migranti, è che gli interessi di Austria, Baviera e gruppo di Visegrad, con cui il nuovo governo sembra andare d’amore e d’accordo, sono diametralmente opposti a quelli italiani.

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