Sondaggi, LeU non sfonda. E la doppia cifra è una chimera

Focus

L’amalgama non riuscito, la concorrenza di PaP, la debolezza di Grasso: la lista lontanissima dal 10%

Ci sono poche certezze in questa campagna elettorale. I sondaggi dei vari istituti fotografano un Parlamento che probabilmente non avrà una maggioranza. Una delle poche cose certe, sempre secondo i sondaggi, è il mancato sfondamento di Liberi e Uguali. Il partito – sarebbe meglio chiamarlo cartello elettorale – guidato da Pietro Grasso sembra destinato a conquistare non più di 30 seggi alla Camera, e decisamente meno al Senato.

Cosa dicono i sondaggi

L’obiettivo sbandierato più volte dai leader di Leu è quello di essere in doppia cifra, vale a dire conquistare più del 10%. Ma nonostante l’incertezza, questa è l’unica cosa certa: Leu non andrà neppure vicino al 10%. Anzi, le prospettive sono ancora peggiori, perché nonostante i sondaggi lo fotografino tra il 7,3% e il 5,3% il trend non appare positivo.

Nella tabella a fianco si può vedere come nell’ultima settimane la sinistra non abbia mai raggiunto il 7%. L’ultimo volta che hanno superato la soglia del 7% è stato il sondaggio Ixe del primo febbraio (7,3%), lo stesso istituto di sondaggi sei giorni dopo li segnala al 6,5%.

Se si prendono poi i sondaggi di circa un mese fa il calo è molto evidente. Molti istituti a metà gennaio segnalavano il partito di D’Alema e Bersani molto vicino, e spesso oltre, il 7%. La situazione è decisamente cambiata e potrebbe cambiare ancora.

Sì, perché storicamente i partiti della sinistra-sinistra, come successe nel 2008 a Sinistra Arcobaleno e nel 2013 a Rivoluzione Civile, nelle ultime settimane tendono a perdere consensi e ottengono risultati molto ridimensionati rispetto ai sondaggi.

E’ il combinato disposto di due diversi fattori: gli indecisi solitamente non votano partiti che non hanno minimamente possibilità di governare, e il secondo motivo è il voto utile. Molti leader di Leu che oggi criticano l’appellarsi al voto utile sono gli stessi che cinque anni fa lo rivendicavano.

C’è poi un terzo elemento: Potere al Popolo. La lista a sinistra di Leu – per la serie c’è sempre qualcuno più a sinistra di te – negli ultimi giorni sta ottenendo dei pronostici superiori all’1%, che se da una parte non gli consentiranno di approdare in Parlamento comunque sottrarranno a Grasso voti preziosi.

Pura testimonianza

Anche se sembra difficile che l’esperienza di Leu sia fallimentare come quelle di Sinistra Arcobaleno e Rivoluzione Civile c’è una domanda da porsi: quale è lo scopo di Leu? Grasso, Bersani e D’Alema continuano a ripetere che loro prenderanno i voti di chi non vuole votare per il Pd, ma inevitabilmente, pochi o tanti, toglieranno voti proprio al Partito democratico. Voti che specialmente nell’uninominale potrebbero essere decisivi. E molti elettori non hanno voglia di contribuire a far vincere nei collegi la destra o M5s.

L’amalgama mal riuscito

Può darsi – è una lettura frequente – che la somma di Sinistra Italiana, Possibile e Mdp non stia funzionando granché. Le tre formazioni non si stanno amalgamando (d’altrondei non sono confluite in un unico soggetto ma si sono giustapposte) e si ha l’impressione che fra lo spirito antigovernativo di Fratoianni, la radicalità post-moderna di Civati e il riformismo ex Pd di Bersani non ci siano molti denominatori comuni, se non l’avversione per il partito guidato da Matteo Renzi. La possibile erosione verso sinistra – di cui beneficia Potere al popolo – dimostra infatti che gli elettori di sinistra più “duri” non comprendono come si possa votare per D’Alema o Bersani, fino all’altro giorno esponenti del Pd e comunque due riformisti.

L’enigma Grasso

Anche all’interno di Leu ci si lamenta della leadership debole di Pietro Grasso. Non scalda i cuori, soprattutto non “buca” in tv, come ha quasi ammesso lui stesso (“Non ho il tempo sufficiente per spiegare i nostri programmi”), forse non sta battendo il Paese come dovrebbe fare un leader. Eppure il presidente del Senato venne acclamato come il capo che avrebbe saputo guidare una nuova sinistra alternativa al Pd: ma già all’inizio c’era stato chi lamentava che in campo avrebbero dovuto metterci la faccia i vari Bersani, D’Alema o il giovane Speranza. Vedremo se Grasso saprà prendersi la scena negli ultimi giorni. Una missione, ad oggi, che pare impossibile.

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