Sorpresa, per la prima volta la Lega cala

Focus

Parla Maurizio Pessato, presidente SWG: “Il governo non si è mosso bene sulla manovra. Consenso ancora alto, ma tutto può cambiare”

La curva del consenso della Lega, e dunque della maggioranza di governo, dal 4 marzo in poi è andata sempre più su. Ma là dove non sono riuscite le uscite razziste e le gaffe (che hanno anzi sortito l’effetto opposto), sembra stia riuscendo il balletto sulla manovra di Bilancio, con due dei maggiori istituti di sondaggi (Swg ed Emg) che per la prima volta hanno registrato un calo dei consensi per la Lega (che, va detto, comunque resta oltre il 30%). Democratica ne ha parlato con il presidente di Swg, Maurizio Pessato.

La Lega per la prima volta cala. Si può parlare di inversione di tendenza?
È ancora presto, per parlare di inversione di tendenza ci vorrebbero almeno 2 o 3 rilevazioni di questo tenore. La stabilità della maggioranza Lega-M5S intorno al 60% dura da diversi mesi, per questo bisogna aspettare ancora. Nello specifico, a produrre un momento disorientamento è stata la discussione sulla manovra, dopo 10 giorni in cui il governo non si è mosso bene, ha fatto annunci che poi ha smentito, non ha precisato le misure e non ha ancora spiegato come cambieranno le pensioni. A questo si aggiungono i problemi che si sono manifestati tra Lega e M5S, tutto questo ha colpito le persone e fatto flettere il consenso, ma il quadro è ancora di tenuta elevata.

Dunque i nodi verranno al pettine quando usciranno i numeri veri della manovra?
Certo, e questo potrebbe succedere in un senso o nell’altro, perché l’adesione politica alla maggioranza rimane alta.
Ma è vera l’impressione che quando qualcosa scricchiola, Salvini o Di Maio si “inventano” qualcosa per raddrizzare la barca?
Certamente c’è una capacità di comunicazione elevata e una grande attenzione a rilanciare questioni per evitare che passino elementi di sfiducia. Nello stesso tempo c’è da dire che dal 4 marzo viene captato un consenso vero, e il voto di giugno lo dimostra. Certo si comincia a vedere che non fanno tutto quello che hanno detto, ma c’è una buona fetta di persone disposta a credere che la colpa sia di qualcun altro. È un riflesso che scatta ad esempio sul tema dell’orgoglio nazionale, tipico dei meccanismi di opinione, ma anche sui vincoli europei, percepiti come reali perché sono un ostacolo che hanno dovuto affrontare anche Renzi e Gentiloni.

Questo ci porta diritto al voto per le europee. Che clima percepite?
L’Europa è percepita come matrigna, dunque se in questo momento dico che sto con Juncker non c’è storia, ho già perso. Ecco perché per l’opposizione si apre un sentiero difficile, la ricerca di una terza via – voglio sì un’Europa, ma diversa – non semplice da trovare, e potrebbe essere più facile stare con chi dice semplicemente no. È presto per fare previsioni, ma sarà una campagna molto complicata, per il Pd ma anche per M5S. Certo l’area riformista pro Europa dovrà riuscire a spiegare bene le sue ragioni.

A proposito di M5S, si è esaurita la “spinta propulsiva”?
Rispetto al 4 marzo M5S è calato. È perché la loro posizione è più difficile, intanto perché hanno base molto eterogenea, poi perché la Lega ha più trainato.

Tutti i governi hanno avuto la loro “luna di miele”, anche questa si esaurirà?
È vero, anche altri governi, ad esempio quello di Matteo Renzi, hanno avuto all’esordio una crescita di consenso simile. Non abbiamo modelli che ne misurano la durata, ma l’impressione è che per questo governo potrebbe arrivare fino alle europee, dunque è bene attrezzarsi per almeno altri sei mesi. Del resto le forze riformiste sono in difficoltà in tutto il mondo, con Paesi molto diversi che presentano lo stesso segno, dunque potrebbe anche non trattarsi di una “luna di miele” tradizionale.

Parliamo del Pd. Dopo la piazza del 30 c’è stato qualche segnale positivo.
Sì, queste cose servono, la piazza vuol dire ci siamo e abbiamo il coraggio di mostrarci e questo ha portato a una piccola ripresa. Adesso servono gli atti conseguenti, certo il congresso ma perché no anche un’altra manifestazione, i simboli sono importantissimi e la piazza lo è. Ormai c’è una mobilità elettorale tale che ci dice che tutto può cambiare.

Il sondaggio SWG

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